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Il buco dell’ozono si sta chiudendo: notizie positive dalla NASA

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buco dell'ozono

Questo 2018 si apre con delle buone notizie sul fronte ambientale. Il buco dell’ozono si è infatti ridotto del 20% dal 2005. A darne conferma, il quotidiano statunitense The New York Post, che cita fonti della NASA.

Scopriamo insieme in che modo si è raggiunto questo importante risultato e perché l’ozono è fondamentale per preservare la vita sul nostro pianeta.

Buco dell’ozono più piccolo: perché

Secondo gli scienziati della NASA, il merito della riduzione del buco dell’ozono sarebbe della messa al bando dei gas clorofluorocarburi (Cfc), usati tempo fa in elettrodomestici e bombolette spray. Si tratta di composti chimici che si innalzano nella stratosfera, dove vengono decomposti dalla radiazione ultravioletta del sole. Qui, le molecole di cloro liberate distruggono progressivamente quelle di ozono.

Messi al bando i Cfc, l’ozono ha potuto ‘ricostituirsi’ nell’atmosfera. Le prove di questo avvenimento storico sarebbero “dirette” e sono state rese note il 5 gennaio scorso. La riduzione del buco dell’ozono sarebbe stata osservata nei mesi invernali dal 2005 al 2016, attraverso il satellite Aura, in orbita dal 2004.

Come dicevamo, il miglioramento nelle condizioni dell’ozono sarebbe attribuibile alla messa al bando dei clorofluorocarburi. Un miglioramento osservato già a settembre dello scorso anno.

Spiega Susan Strahan, scienziata dell’atmosfera del Goddard Space Flight Center e principale autrice dello studio: «Si osserva come la presenza del cloro sia diminuita all’interno del buco, e per questo si ha un minore esaurimento dell’ozono».

Si tratta di una tappa importante nel cammino della preservazione dell’ambiente. Anche perché dimostra che, quando c’è la volontà politica, gli obiettivi di riduzione dell’inquinamento sono a portata di mano. Una lezione anche sul fronte della riduzione della CO2, con cui oggi sono alle prese (quasi) tutti gli Stati del mondo.

Importanza dell’ozono

L’ozono è uno strato protettivo naturale che tutela la Terra dalle radiazioni ultraviolette dannose per uomo e piante. Le radiazioni ultraviolette, infatti, aumentano il rischio nell’uomo di cancro nella pelle, cataratte e soppressione del sistema immunitario. La presenza di questo strato di gas protettivo fu scoperta nel 1913 dal fisico francese Charles Fabry.

Gli scienziati cominciarono a parlare di buco dell’ozono intorno agli anni ‘70-‘80, a seguito delle osservazioni sperimentali attuate mediante l’invio di satelliti.

Nel 1985, gli studiosi approfondirono la questione, evidenziando un assottigliamento dello strato di gas presente in atmosfera sopra l’Antartide. Il problema era soprattutto sull’Antartide, perché i venti estivi dell’emisfero australe convogliano i Cfc nell’atmosfera in quella zona lì. I venti invernali fanno poi il resto, bloccandoli. Il ghiaccio e le basse temperature, infine, facilitano le interazioni dei Cfc con gli altri elementi.

Fu proprio in quel momento che ci si rese progressivamente conto dell’importanza dell’ozono, per la sopravvivenza del nostro pianeta.

Proprio per questo, la comunità internazionale firmò il Protocollo di Montreal sulle sostanze che possono peggiorare la situazione del buco dell’ozono. Negli anni, il protocollo è stato ribadito con altri trattati d’intesa. Oggi, la situazione è nettamente migliorata e si prevede che il buco continuerà a restringersi.

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