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Brindisi: soldi, mozzarelle e ricariche per inquinare indisturbati le campagne

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Duemila euro, mozzarelle, olio e ricariche telefoniche, questo il costo di preziose informazioni che consentivano di eludere i controlli e sversare rifiuti speciali provenienti da demolizioni edili in campagna.

Le indagini, partite dalla denuncia di un imprenditore, hanno portato all’arresto di cinque persone appartenenti al Corpo forestale dello Stato e un imprenditore, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare eseguita dai carabinieri.

Le accuse contestate vanno dalla corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio e rivelazione di segreto di ufficio, al concorso in abbandono incontrollato di rifiuti, peculato, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale, abuso d’ufficio e truffa aggravata ai danni dello Stato.

È basso il prezzo pagato per inquinare i campi di Brindisi. Dietro somme in denaro o beni di utilità, quali ricariche telefoniche e generi alimentari, alcuni imprenditori di Brindisi avrebbero avuto informazioni preziose per riversare i rifiuti nelle terre pugliesi. Nell’elenco degli illeciti contestati, figurano anche cartucce confiscate regalate ai cacciatori.

Ma non è tutto. Secondo gli inquirenti, alcune persone avrebbero utilizzato il cellulare del Corpo e la falsificazione dei “brogliacci di servizio” relativi ai turni ordinari e agli straordinari, per gonfiare lo stipendio.

Come spiega Il Fatto Quotidiano, le indagini che hanno portato all’arresto delle persone accusate sono partite da una serie di dichiarazioni fatte da un imprenditore, costretto a pagare somme via via più alte per ottenere le soffiate richieste.



Così, l’imprenditore avrebbe deciso di parlare, pur rifiutandosi di far verbalizzare la propria denuncia.

Da lì, è partita l’intera indagine che, grazie a una serie di intercettazioni telefoniche e ambientali, ha consentito di “porre in evidenza il pessimo funzionamento del Comando del Corpo Forestale dello Stato di Brindisi e il coinvolgimento di quasi tutti i componenti dello stesso nelle attività delittuose”, come scritto dal gip nell’ordinanza.

Non siamo contenti che accadano queste cose – ha detto il procuratore della Repubblica di Brindisi, Marco Dinapoli – specie quando sono fatti che riguardano i nostri collaboratori diretti. La nostra Procura ribadisce comunque la sua grande fiducia nel Corpo forestale dello Stato. Sono vicende che riguardano singole persone e quando c’è un’emersione di fatti simili non si può che sanzionare le condotte illecite“.

L’intera attività di indagine offre un quadro di estrema gravità. Le informazioni fornite erano notizie riservate, inerenti i turni di servizio delle pattuglie, i loro orari di uscita e di rientro: il disco verde, insomma, per rendere possibile il trasporto illecito e l’abbandono incontrollato dei rifiuti, materiali di risulta di lavori edili, finiti nelle campagne intorno alla città. La salute dell’ambiente, in cambio di un misero tornaconto personale, come se non bastassero le tragedie, i tumori e le inadempienze dello Stato in una regione flagellata dalle sostanze inquinate.

(Foto)

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