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400 tonnellate di petrolio sversate in Basilicata: disastro ambientale dell’Eni

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disastro ambientale

Disastro ambientale in Val D’Agri. L’Eni ammette lo sversamento di greggio sul territorio. Tavolo tecnico al governo, tra stime dei danni, responsabilità e misure d’intervento.

Sono ben 400 le tonnellate di petrolio sversate dal Centro oli della Val d’Agri tra agosto e novembre 2016, per un’area contaminata di 6000 metri quadri. La perdita non era al serbatoio A del Cova di Viggiano, come si pensava finora, ma a quello D. Eni ammette il disastro ambientale che ha provocato al tavolo tecnico voluto dal Governo la scorsa settimana. Un incontro istituzionale a cui hanno partecipato la Regione Basilicata, l’Arpa locale e Unmig per conto del ministero dello Sviluppo Economico.

Erano mesi che gli abitanti del luogo sostenevano la presenza di un problema ambientale forte. Eppure, fioccavano le rassicurazioni da più fronti. Ora l’ammissione davanti all’evidenza di un disastro ambientale dai costi altissimi.

Le misure d’intervento al disastro ambientale

Eni assicura che entro la fine del mese di maggio l’intera area interessata verrà messa in sicurezza. 210 tonnellate di greggio fuoriuscito sarebbero già state recuperate. Ma le rassicurazioni dell’azienda non bastano.

La Regione Basilicata aveva chiesto, tramite delibera, la sospensione delle attività del Conva. Una richiesta accolta: l’impianto è fermo dal 18 aprile, a fronte “delle inadempienze e dei ritardi” rispetto alle prescrizioni regionali. Il Ministero dell’Ambiente nel frattempo in un comunicato dichiara che “Ispra e Arpa Basilicata condurranno nei prossimi giorni, con la piena disponibilità di Eni, un’ispezione straordinaria nel Centro Olio Val d’Agri di Viggiano per verificare le azioni poste in essere dall’azienda per far fronte alla situazione di emergenza che si è creata a seguito dello sversamento di idrocarburi”.

Nelle prossime due settimane quindi Ministero dell’Ambiente e Regione Basilicata faranno partire un’ispezione sia nel Centro Oli che lungo tutta la filiera produttiva, dai pozzi estrattivi della Val d’Agri fino a Taranto dove arrivano le condotte del greggio.

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disastroLa mancanza di controlli

Di fronte al disastro scatta la ricerca delle responsabilità. C’è chi addita l’azienda per non aver preso provvedimenti adeguati e tempestivi. Altri polemizzano sugli organi di vigilanza, che sarebbero stati inappropriati. Angelo Bonelli dei Verdi dichiara a ilfattoquotidiano.it:

“Quattrocento tonnellate è la cifra di un disastro ambientale, ma anche dell’assenza di controllo”. E aggiunge “mi piacerebbe sapere dal ministero dell’Ambiente perché non c’è un sistema di controllo”.

Dello stesso avviso il radicale Maurizio Bolognetti, che denuncia “responsabilità trasversali e stratificate negli anni da parte di chi doveva, ma non ha vigilato”.

Disastro ambientale: la stima dei danni

Mentre il senatore del Movimento 5 stelle Vito Petrocelli parla di “falda acquifera sicuramente già inquinata”, su radiolaser.it Leonardo Giordano, Coordinatore Provinciale di Matera del Movimento Nazionale per la Sovranità prova con un esempio a far intendere l’enormità e la gravità del danno arrecato dallo sversamento.





Spiega infatti che lo sversamento di benzina della ex Esso di Montalbano Jonico ha prodotto valori di benzene superiori di 280 volte ai limiti tollerati per legge. Lì sono stati necessari 200mila euro per la bonifica, che richiederà almeno 42 mesi. Quindi, se una piccola stazione di benzina ha prodotto tali danni e tali costi, quale sarà il prezzo ambientale e monetario di uno sversamento di 400 tonnellate?

Si attende la risposta entro fine mese, a controlli completati…

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1 COMMENTO

  1. Sarebbe interessante far sorvolare qualche Drone sull’area devastata. Potremmo renderci conto direttamente dei danni ambientali. Invece di aspettare quel che ci diranno.
    Sarebbe un buon uso della tecnologia al servizio di tutti.

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