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Approvati alla Camera i nuovi 4 reati ambientali che modificheranno il codice penale

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Introdotti i reati ambientali nel codice penale

Sono quattro i nuovi reati contro l’ambiente che saranno introdotti nel codice penale. La Camera ha dato il via libera al pacchetto di norme che prevede, tra gli altri, il reato di disastro ambientale, il traffico di materiale radioattivo e l’aggravante per mafia. Ecco, in sintesi, le principali novità del testo approvato a Montecitorio.

La Camera ha approvato ieri il testo unificato sui delitti ambientali che prevede l’introduzione nel codice penale di 4 nuovi reati. Il pacchetto di norme, approvato in Commissione Giustizia lo scorso dicembre, comprende reati quali il disastro ambientale e il traffico di materiale radioattivo e prevede la confisca obbligatoria del profitto proveniente dagli illeciti compiuti. Il testo è stato realizzato anche attingendo dal lavoro della Commissione sugli ecoreati insediata dall’allora ministro dell’Ambiente.

Un risultato storico atteso da tempo

Il deputato del Pd Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera ha così commentato l’avvenimento: “È un risultato storico e atteso da tempo il via libera al testo unificato sui delitti ambientali arrivato oggi dalla Camera, un traguardo al quale lavoro da anni”.

Il provvedimento è nato a partire da una proposta di legge in cui il primo firmatario era proprio Realacci. L’introduzione dei nuovi reati nel codice penale permetterà di contrastare in maniera più efficace illegalità ed ecomafie. Crimini che, secondo il rapporto Ecomafia di Legambiente, fruttano alla malavita organizzata circa 16,7 miliardi di euro all’anno.

Ecco, in sintesi, i punti approvati che apporteranno delle importanti modifiche nel codice penale.

Reato di disastro ambientale

Prevede una pena da 5 a 15 anni di carcere per chi altera gravemente o irreversibilmente l’ecosistema o compromette la pubblica incolumità.

Reato di inquinamento ambientale

Prevede la reclusione da 2 a 6 anni (e la multa da 10mila a 100mila euro) per chi deteriora in modo rilevante la biodiversità o l’ecosistema o lo stato del suolo, delle acque o dell’aria. Se non vi è dolo ma colpa, la pena può subire una riduzione che va da un terzo a metà. Se i delitti sono commessi in aree vincolate o a danno di specie protette, invece, le pene vengono aumentate.

Reato di traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività

Prevede una pena da 2 a 6 anni di reclusione (e multa da 10mila a 50mila euro) per chi commercia e trasporta materiale radioattivo o se ne disfa in maniera illecita.

Reato di impedimento del controllo

Prevede la reclusione da 6 mesi a 3 anni per chi nega o ostacola i controlli ambientali.

Aggravante ecomafiosa

Le aggravanti sono previste in presenza di associazioni mafiose finalizzate a commettere i delitti contro l’ambiente o a controllare concessioni e appalti nel settore ambientale. Le stesse vengono applicate anche in caso di semplice associazione a delinquere e se vi è partecipazione di pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio.

Sconti di pena

La riduzione delle pene da metà a due terzi può essere applicata nel caso di ravvedimento operoso: se l’imputato evita conseguenze ulteriori, aiuta i magistrati a individuare colpevoli o provvede alla bonifica e al ripristino.

Raddoppio prescrizione

Per i delitti ambientali i termini di prescrizione raddoppiano. Se poi si interrompe il processo per dar corso al ravvedimento operoso, la prescrizione è sospesa.

Obbligo di confisca

In caso di condanna o patteggiamento della pena è sempre ordinata la confisca dei beni ottenuti attraverso l’esercizio del reato e delle cose servite a commetterlo o comunque di beni di valore equivalente nella disponibilità (anche indiretta o per interposta persona) del condannato.

Condanna al ripristino

Il giudice, in caso di condanna o patteggiamento della pena, stabilisce il recupero e, dove tecnicamente possibile, il ripristino dello stato dei luoghi a carico del condannato.

Giustizia riparativa

In assenza di danno o pericolo, si ricorre alla ‘giustizia riparativa’ puntando alla regolarizzazione attraverso l’adempimento a specifiche prescrizioni. In caso di adempimento il reato si estingue.

Coordinamento indagini

In presenza dei delitti contro l’ambiente, il pm che indaga dovrà darne notizia al procuratore nazionale antimafia.

Queste dunque in sintesi le novità che riguarderanno i reati ambientali.

Il plauso di Legambiente

Soddisfatta del risultato ottenuto fino adesso anche Legambiente che, attraverso la voce della direttrice generale Rossella Muroni, ha sottolineato: “Da venti anni aspettavamo l’inserimento dei delitti contro l’ambiente nel codice penale per poter combattere con strumenti efficaci la criminalità ambientale. Si tratta di una riforma di civiltà indispensabile per il nostro Paese. È un primo passo avanti per colpire con pene adeguate chi specula e guadagna impunemente danneggiando l’ambiente e mettendo a rischio la sicurezza e la salute dei cittadini. Questo testo, pur con alcune modifiche migliorative che speriamo di vedere inserite nel passaggio al Senato, rappresenta un progresso per l’Italia, perché può fornire idonei strumenti legali e penali a chi quotidianamente si impegna per difendere il Paese e i cittadini dai rischi legati ad alcune attività illecite in questo settore”.

Il testo, approvato ieri alla Camera, passa ora al vaglio del Senato.

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(Foto: M Glasgow)

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