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Appello per il diritto d’asilo europeo

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Ci sembrava doveroso riprendere questo articolo del Progetto Melting Pot Europa, un’ iniziativa esemplare che deve avere assolutamente un seguito. La tragedia di questi giorni non può rimanere senza nulla di fatto, troppe volte abbiamo assistito impotenti di fronte a simili drammi.

Abbiamo la possibilità di fare il nostro passo, tanti passi insieme faranno il resto. Siamo tutti vittime di questo sistema corrotto, vittime di questo consumismo e capitalismo che innesca guerre, conflitti d’interesse e crea una guerra fra povere vittime. Iniziamo a sentire sempre più la voglia di un cambiamento totale, una svolta a questo sistema che ci sta consumando a poco a poco e ci mette gli uni contro gli altri.

Vi riportiamo l’articolo:

“A cadenza ormai quotidiana la cronaca racconta la tragedia che continua a consumarsi nel mezzo del confine blu: il Mar Mediterraneo.
Proprio in queste ore arriva la notizia di centinaia di cadaveri raccolti in mare, ragazzi, donne e bambini rovesciati in acqua dopo l’incendio scoppiato a bordo di un barcone diretto verso l’Europa.
Si tratta di richiedenti asilo, donne e uomini in fuga da guerra e persecuzioni, così come gli altri inghiottiti da mare nel corso di questi decenni: oltre 20.000.

Lo spettacolo della frontiera Sud ci ha abituato a guardare l’incessante susseguirsi di queste tragedie con gli occhi di chi, impotente, può solo sperare che ogni naufragio sia l’ultimo. Come se non vi fosse altro modo di guardare a chi fugge dalla guerra che con gli occhi di chi attende l’approdo di una barca, a volte per soccorrerla, altre per respingerla, altre ancora per recuperarne il relitto.
Per questo le lacrime e le parole dell’Europa che piange i morti del confine faticano a non suonare come retoriche.

Perché l’Europa capace di proiettare la sua sovranità fin all’interno del continente africano per esternalizzare le frontiere, finanziare centri di detenzione, pattugliare e respingere, ha invece il dovere, a fronte di questa continua richiesta di aiuto, di far si che chi fugge dalla morte per raggiungere l’Europa, non trovi la morte nel suo cammino. Si tratta invece oggi di “esternalizzare” i diritti. Di mettere la bando la legge Bossi-Fini e aprire invece, a livello europeo, un canale umanitario affinché chi fugge dalla guerra possa chiedere asilo alle istituzioni europee in Libia, in Egitto, in Siria o lì dove è necessario (presso i consolati o altri uffici) senza doversi imbarcare alimentando il traffico di essere umani e il bollettino dei naufragi.”

Per approfondimenti e per firmare questo appello cliccate qui.

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