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Amazzonia, vittoria degli indigeni: la mega diga non si farà

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Un pezzo di Amazzonia è salvo grazie alla resistenza degli indigeni Munduruku e al coinvolgimento di 1,2 milioni di persone in tutto il pianeta.

Volevano (ancora una volta) devastare l’Amazzonia, con una mega diga. La lotta e la resistenza a oltranza degli indigeni ha salvato la foresta amazzonica, e con essa, tutta l’umanità.

L’istituto brasiliano delle risorse naturali rinnovabili e ambientali (IBAMA) ha infatti annullato la licenza di costruzione del mega impianto: una gigantesca centrale idroelettrica che avrebbe spazzato via un’area forestale estesa quasi quanto la città di New York. Una vittoria condivisa con le 1,2 milioni di persone in tutto il mondo che hanno supportato Greenpeace nella battaglia, facendo sentire la propria voce.

A darne notizia è Greenpeace Brasile che festeggia insieme alla popolazione indigena il salvataggio di questo pezzo di Amazzonia, già molto provata da anni di sfruttamento. Secondo la ong, la foresta tropicale più importante del mondo ha già “perso” più di 750 kmq, a causa di agricoltura industriale, allevamento intensivo, sfruttamento dei giacimenti minerari e della cosiddetta “mafia del legno”. Per non parlare dei progetti di costruzione mastodontici, come la mega diga São Luiz do Tapajós appena bloccata.




Secondo le stime di Greenpeace, questa mega diga avrebbe ricoperto un bacino di 729 kmq, di cui 400 di foresta pluviale incontaminata. La deforestazione correlata avrebbe colpito un’area di 2.200 chilometri quadrati, necessaria per costruire strade e infrastrutture collegate alla realizzazione dell’opera.

Secondo gli attivisti, il progetto “avrebbe stravolto il cuore dell’Amazzonia brasiliana, causando danni irreversibili per l’ambiente e minacciando le terre e la sopravvivenza del popolo indigeno Munduruku”.

La battaglia, però, non è ancora finita. “Continueremo a combattere”, dice Arnaldo KabaMunduruku, rappresentante della popolazione locale. “Dobbiamo fermare le altre dighe che minacciano il nostro fiume”. Secondo Greenpeace, infatti, ci sono altri 42 progetti idroelettrici previsti per il bacino del fiume Tapajós, nonché altri centinaia di impianti già progettati in tutta l’Amazzonia.

Al governo brasiliano, che di recente non ha brillato per il suo impegno contro la deforestazione, la ong chiede di completare la “demarcazione ufficiale del territorio dei Munduruku e di scegliere un modello di sviluppo basato sull’efficienza energetica e l’impiego di energia veramente sostenibile, come quella solare ed eolica”. E lancia un messaggio a Siemens e a tutte le aziende che avevano intenzione di partecipare alla costruzione della mega diga: “Impegnatevi in favore della protezione dell’Amazzonia e promuovete progetti lungimiranti, capaci di portare benefici all’ambiente e ai Paesi che li accolgono, invece di minacciarli”.

(FOTO)

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