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Alle Porte di Roma tra rifiuti radioattivi e campi elettromagnetici

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Si chiama Osteria Nuova, la frazione nei pressi di Roma, che dal nome tradisce un benvenuto a tutti i viandanti. Alla periferia nord di Roma,ci sono invece trentamila abitanti stretti in una morsa feroce: da una parte le antenne di Radio Vaticana che svettano minacciose e le cui onde invadono l’etere ( già oggetto di processi in cui il Vaticano ha sistematicamente evitato di presentarsi ), dall’altra i capannoni dell’Enea dove da decenni giacciono i rifiuti nucleari.

Una convivenza forzata quella tra popolazione ed Enea La Casaccia, centro di eccellenza italiano per la ricerca e per la formazione, che si porta però dietro un’eredità pesante: 7mila metri cubi di rifiuti radioattivi, scorie ospedaliere o provenienti dalla dismissione delle centrali nucleari.

Quello di Osteria Nuova doveva essere un deposito nazionale provvisorio ed invece l’Italia, da 30 anni, aspetta ancora un sito definitivo: un arco di tempo durante il quale la popolazione è cresciuta ed insieme ad essa l’espansione urbana.
 
Oggi le abitazioni sorgono a ridosso dei confini dell’Enea, le finestre danno sui cinque capannoni e sull’infinità di fusti che giacciono all’esterno: cilindri metallici alla vista logori e arrugginiti che – assicurano i vertici dell’Ente – contengono solamente scorie a bassa radioattività poste in sicurezza all’interno di cubi di cemento.
All’Enea – e non potrebbe essere diversamente – è tutto curato con la massima attenzione: i depositi, con le lamiere ricoperte da materiale ignifugo, sono strutturati secondo i migliori standard di sicurezza; i fusti sono fissati con alcuni cavi per evitare che caschino in seguito ad un eventuale terremoto.

Eppure il centro, che effettua periodicamente il monitoraggio della radioattività ambientale intorno al sito e stila annualmente un rapporto che include misure su campioni/matrici ambientali, fa paura.
Lo scorso luglio con un contatore Geiger, apparecchio per la misurazione di onde alfa e beta nell’etere, avevamo fatto un tour tra le strade del piccolo centro confermando le perplessità di chi in quelle terre ci vive da anni: la misurazione avvenuta nelle zone limitrofe all’ENEA ha dato una percentuale di radiazione 10 volte superiore il limite consentito dalla legge.
 
A distanza di alcuni mesi siamo tornati ad Osteria Nuova: ad ogni folata di vento, la lancetta del contatore Geiger, sembrava come impazzire segnando un’alta concentrazione di radiazioni. Silenziosa ed orrenda testimonianza degli effetti delle radiazioni sono i frutti degli alberi piantati in un giardino ad appena 500 metri dai depositi: la parte delle arance e dei limoni esposta verso l’Enea presenta curiose e aberranti malformazioni.
 
“E’ qualcosa che ti uccide lentamente, nel silenzio” – ci dice il proprietario dell’appezzamento di terra. Ed infatti in quella casa c’è anche chi è affetto da una patologia: la sclerodermia, una malattia rara – in Italia sono 70mila le persone colpite – le cui cause ancora non sono ancora del tutto definite è ipotizzato l’intervento di fattori genetici (molto deboli) e ultimamente anche ambientali.“Ma solo ad Osteria Nuova siamo ben 5 casi” – ci dice la donne che ne è affetta – “Parliamoci chiaro – aggiunge un vicino più che sospettoso nei confronti dei capannoni – qui siamo a Taranto: pur di non perdere il lavoro si nega l’evidenza”.

Tuttavia tra le varie malattie riscontrate ad Osteria Nuova e le scorie custodite dall’Enea non vi è alcuna prova di collegamento. Coincidenze, forse suggestive casualità che troveranno presto spiegazioni razionali.

E’ però forse giunto il tempo di pensare e provvedere a quel sito definitivo che l’Italia aspetta da 30 anni: un luogo idoneo, lontano da abitazioni, persone ed attività, dove conservare le scorie radioattive che ogni giorno ancora giungono nel centro di Osteria Nuova.
tratto da Lungotevere.org

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