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Acido peracetico per depurare il mare: dubbi sull’impatto ambientale

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Acido peracetico per depurare le acqua: ma sarà una scelta sostenibile?

Acido peracetico per depurare le acqua in Versilia. Ma è davvero una soluzione efficace e sostenibile? I dubbi dell’Arpat.

In Versilia, per depurare le acque, hanno pensato bene di usare l’acido peracetico, un disinfettante chimico. E, nel processo, hanno speso quasi due milioni di euro di fondi regionali. Cioè di tutti i cittadini toscani. La sostanza sarà sversata nel fosso dell’Abate a Camaiore e Viareggio, oltre che nei fossi Motrone e Fiumetto a Pietrasanta. Si spera, in questo modo, di neutralizzare i batteri fecali presenti nei corsi d’acqua. La costa toscana, infatti, è spesso alle prese con divieti di balneazione temporanei, legati ai livelli di questi batteri presenti nel mare, in concentrazioni al di sopra della norma.

Sono 40 anni che la situazione in Versilia va avanti così: soluzioni tampone a un problema che sembra insolubile. E così, prima si è pensato al coloro, poi ai tubi per spargere le acque sporche in mare aperto. In realtà sarebbe necessario risolvere la questione alla radice. Il vero problema sono infatti i discarichi abusivi, come le fognature e i depuratori inadeguati. Peraltro, l’acido paracetico viene già usato a Pietrasanta, sempre in Versilia, da quasi 20 anni. Con risultati scarsi o inesistenti.

I superamenti dei limiti previsti dalle leggi vigenti, che determinano i divieti di balneazione, si sono verificati anche quando quei trattamenti venivano effettuati“, spiega in proposito l’Arpat, l’Agenzia per l’ambiente della regione Toscana.

Una soluzione sostenibile?




Oltre alla quantità di fondi spesi per una soluzione che non sembra portare risultati, ci si preoccupa dei rischi ambientali. Quanto acido peracetico andrà versato in acqua per avere un qualche effetto sugli inquinanti? Con quali rischi per la salute umana e ambientale?

E infatti la stessa Arpat ha avanzato dei dubbi. L’acido peracetico, dicono, “non è previsto dalla normativa ambientale e può avere effetti collaterali sull’ambiente”. La sostanza, proseguono, “può avere una certa efficacia sui microrganismi indicatori di contaminazione”. Ma in realtà non elimina necessariamente tutti gli elementi patogeni. “Rimuove il segnale di pericolo, ma non il rischio effettivo per la salute“, in conclusione.

Poco più di un palliativo, insomma. E che può avere “effetti collaterali” sull’ecosistema.

In base alle concentrazioni, poi, l’acido può avere effetti corrosivi sulla pelle. Uno studio del febbraio 2015, dice che si tratta di una sostanza “altamente reattiva e che può produrre forti effetti locali a contatto diretto con occhi, pelle e tratto respiratorio”. I ricercatori hanno, nello specifico, analizzato una serie di dati raccolti in altri paper. Pur trovandoli incompleti e poco dettagliati, hanno concluso che l’acido peracetico sia associato a irritazione di occhi, vie nasali e gola, quando inalato.

Persino il sindaco di Camaiore, Alessandro Del Dotto, capofila del progetto di sperimentazione con la sostanza, ha parlato di “crisi di coscienza“. La scelta, infatti, sarebbe “tra la necessità di salvaguardare l’ambiente e quella di salvaguardare la salute“.

Purtroppo l’Italia non è nuova a casi simili. Pochi mesi fa l’Unione Europea ha minacciato sanzioni nei confronti del nostro Paese, se non verrano adeguati gli impianti di depurazione. Il 20% dei nostri impianti fognari, infatti, scarica direttamente in mare.

 

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