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Zucchero e carie: quando le lobby manipolano le ricerche

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Che lo zucchero faccia venire la carie non è certo una novità. Che nel corso degli anni, invece, le lobby dello zucchero abbiano in qualche modo condizionato le ricerche in merito, sì.

Secondo un nuovo studio della University of California di San Francisco, pubblicato sulla rivista Plos Medicine, i produttori dello zucchero avrebbero “distratto” l’opinione pubblica dal collegamento tra zucchero e problemi ai denti, dirottando ingenti fondi su ricerche finalizzate a cercare strategie che minimizzassero i rischi (ad esempio dentifrici al fluoro, enzimi che sciolgono la carie, addirittura vaccini) e prestando al tempo stesso molta attenzione ai rapporti con i vertici del NIDS (US National Institute of Dental Research).

Gli autori che hanno condotto la ricerca hanno analizzato un archivio contenente 319 dossier e comunicazioni  interne delle aziende dello zucchero stilati tra il 1959 e il 1971, nonché molti altri documenti del NIDS, e hanno delineato un quadro abbastanza chiaro. Ma procediamo con ordine.

Il rapporto di causalità tra zucchero e carie è stato scoperto intorno agli anni ’50. Come riporta Repubblica, però, le istituzioni sanitarie internazionali se se sarebbero accorte solamente nel 2003, quando un comitato congiunto dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità e della Fao ha raccomandato di limitare la quantità di zuccheri liberi (cioè monosaccaridi e disaccaridi aggiunti agli alimenti) al 10% delle calorie consumate.

L’intervento delle lobby riuscì allora a impedire che le conclusioni del comitato fossero incluse nelle linee guida dell’Oms, a cui venne aggiunta solamente una generica indicazione a “limitare il consumo di zuccheri liberi“.

Nel 2014, il Nutrition Guidance Expert Advisory Group dell’Oms ha rinnovato l’invito a stabilire una soglia massima del 10% di zuccheri nelle calorie consumate giornalmente, suggerendo che abbassare l’asticella al 5% poteva essere anche meglio per la salute dei denti.


Così, i ricercatori della University of California hanno deciso di indagare l’atteggiamento assunto in tutti questi anni dall’industria dello zucchero in merito alle varie ricerche. Durante la consultazione dei documenti, sono giunti alla conclusione che le aziende dello zucchero americano, consapevoli del legame della sostanza con l’insorgenza della carie già a partire dalla fine degli Anni  50, avrebbero per anni spinto gli istituti a finanziare le ricerche scelte dalle industrie, coltivando relazioni con i dirigenti dell’ente per screditare gli studi che potevano metterne a repentaglio i loro interessi. In particolare tutte quelle ricerche che provavano a stabilire il rischio di sviluppare carie a causa dopo il consumo di specifici alimenti.

All’interno dei documenti sarebbero chiare le pressioni esercitate dai produttori sul National Institute of Dental Research degli Stati Uniti (istituto che gestisce i fondi per le ricerche nel campo della salute dentale).

Così, nelle priorità stabilite dal National Caries Program (il primo programma per la prevenzione delle carie negli Usa), varato nel 1971, sarebbe stato inserito il 78% delle indicazioni date dai produttori di zucchero. A seguito di quel programma, l’incidenza della carie nella popolazione statunitense diminuì solo del 20%.

I ricercatori, nonostante abbiano svolto le ricerche su un unico archivio di documenti, pensano che i risultati a cui sono giunti possano essere un esempio concreto delle pericolose influenze che possono avere le lobby sulla scelte della politica sanitaria. “L’impegno messo in campo dall’industria dello zucchero per indirizzare le priorità di ricerca del National Caries Program, che ricordano le azioni simili dell’industria del tabacco, dovrebbero rappresentare un avvertimento per tutti gli esperti di salute pubblica“, concludono gli autori dello studio.

 

(Foto: Logan Brumm)

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