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Terra dei Fuochi: divieto di vendita dei prodotti provenienti dalle aree a rischio

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Ci troviamo ancora una volta a parlare di Terra dei Fuochi. Questa volta, lo facciamo per riportare quanto disposto in un decreto interministeriale “attivo da subito” che stabilisce il divieto di vendita dei prodotti alimentari provenienti dalle zone contaminate.

Il termine Terra dei Fuochi compare per la prima volta 11 anni fa, nel Rapporto Ecomafia 2003, presentato da Legambiente. Oggi è un’espressione comunemente usata per indicare un’area fortemente contaminata dai soprusi e dall’inquinamento causati dalle ecomafie. Rifiuti altamente pericolosi, smaltiti in maniera illecita che hanno contaminato terre e prodotti.

Finalmente, anche grazie alle pressioni di un’opinione pubblica allarmata dai rischi per la salute e dal tracollo del settore agroalimentare di una delle regioni chiave italiane, iniziano a essere messi i primi punti, utili a circoscrivere l’emergenza e a tutelare i consumatori.

Dalla mappatura completa dei 1.076 chilometri quadrati sospettati di essere contaminati dallo smaltimento illegale di rifiuti pericolosi, si apprende che il rischio riguarda solo il 2% del territorio: 21,5 chilometri, di cui 9,2 destinati all’agricoltura. Da questo lavoro, sono stati individuati 51 siti per i quali “risulta necessario prioritariamente proporre misure di salvaguardia per garantire la sicurezza della produzione agroalimentare, per un totale di 64 ettari di suolo agricolo”.

Grazie a un’operazione mirata, è stata creata per la prima volta una banca dati centrale nella quale inserire tutte le informazioni del territorio e istituito un gruppo di lavoro che possa applicare in futuro la stessa metodologia di indagine anche su altre aree. La seconda parte dell’operazione sarà, entro 90 giorni, l’istituzione di indagini dirette che possano indicare con precisione le aree “no food”, ovvero quelle in cui, per motivi sanitari, deve essere assolutamente vietata ogni coltivazione destinata all’alimentazione.

Si tratta di un primo passo per restituire credibilità ai prodotti campani che, indipendentemente dalla provenienza o meno di aree contaminate, negli ultimi mesi hanno subito un crollo delle vendite.

Il governatore Caldoro ha tenuto a precisare che il 2 per cento del territorio denominato Terra dei fuochi riguarda solo lo “0,1% del territorio della Regione”.

Secondo quanto si apprende dalla stampa, il provvedimento interministeriale sui prodotti alimentari provenienti dalle aree a rischio precisa che la vendita “è consentita ad almeno una di queste condizioni: che le colture siano state già oggetto di controlli ufficiali con esito favorevole negli ultimi 12 mesi; che siano state effettuate indagini, su richiesta e con spese a carico dell’operatore, dall’Autorità competente, con esito analitico favorevole”. Per le zone già decretate a rischio, rimane il divieto di vendita dei prodotti.

Il ministro della Salute Lorenzin ha infine specificato le operazioni effettuate sull’area interessata: “Fino a 3 mesi fa sulla Terra dei fuochi c’era una specie di sipario chiuso, che abbiamo aperto con una serie di provvedimenti importanti, con l’obiettivo di risolvere i problemi. Un lavoro poderoso, importante. Abbiamo già avviato lo screening di massa su questi territori per dare certezza e sicurezza alla popolazione. Sono stati stanziati 50 mln di euro e stiamo quindi affrontando il problema salute di quelle zone a tutto tondo”.

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(foto: firmiamo.it)

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