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Scoperti metalli pesanti nelle sigarette elettroniche prodotte in Italia

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Da tempo ormai si dibatte sulla sicurezza o meno delle sigarette elettroniche. Negli spazi di un dibattito acceso che coinvolge pareri favorevoli e contrari, si inseriscono tutta una serie di casistiche e studi particolari che hanno rivelato come, in effetti, tanto sicuri questi strumenti non siano.

Abbiamo già pubblicato i risultati di uno studio condotto in California, attraverso il quale alcuni ricercatori avevano già scoperto la presenta di metalli tossici, particelle di silicato, sia nel liquido della sigaretta che nel vapore.

Purtroppo, quando parliamo di studi condotti in altre parti del mondo, il problema non ci sembra mai così reale e tangibile di quando invece riportiamo studi condotti su oggetti di consumo prodotti e commercializzati in Italia. Ecco perché ci sembra utile riportare i risultati di un’altra serie di analisi condotte questa volta su sigarette elettroniche prodotte e diffuse proprio nel nostro Paese.

La notizia è apparsa in questi giorni sul Sole 24 Ore e riprende un’inchiesta condotta da Il Salvagente che rivelerebbe la presenza di metalli pesanti nei liquidi di 30 campioni prodotti proprio in Italia.

L’analisi sarebbe stata condotta dall’Università Federico II di Napoli e avrebbe evidenziato la presenza di piombo, arsenico, cromo e altri metalli pesanti nei liquidi delle sigarette elettroniche commercializzate nel nostro Paese.

In particolare, i risultati prodotti attraverso le analisi effettuate dai ricercatori sarebbero stati comparati con i limiti prescritti per legge validi per l’acqua. Si legge: “Per il piombo presente in un campione di 10 ml di e-liquido inalato in una settimana la concentrazione è superiore alla soglia fissata per un campione d’acqua da 10 ml, in 12 casi risulta superiore alla concentrazione media nel sangue degli italiani. Per l’arsenico “a sforare entrambi i limiti sono in 20”.

L’Anafe (l’Associazione nazionale fumo elettronico)ha però replicato alle tesi addotte dalla rivista, affermando che “le aziende associate rispettano la normativa vigente in Italia e lavorano con elevati standard di sicurezza e qualità” e contestando proprio il metodo di confrontare le concentrazioni di metalli pesanti presenti nei liquidi delle sigarette elettroniche, con le soglie tollerate nell’acqua.

I risultati delle analisi condotte, però, sono chiari e Il Salvagente è fermo nelle sue conclusioni:  “i risultati non sono certo tranquillizzanti: per il piombo i 30 prodotti vanno sempre oltre la soglia fissata per l’acqua, e in 12 casi superano anche la concentrazione media nel sangue degli italiani. Per l’arsenico, invece, a sforare entrambi limiti sono in 20”.

Il reale problema, comunque, rimane la mancanza di una legiferazione chiara. Ed è proprio a seguito dell’inchiesta pubblicata dalla rivista, che il Codacons ha chiesto il ritiro dal mercato delle sigarette elettroniche. Ecco le parole del presidente Carlo Rienzi: “Il vero problema è l’assenza di una normativa che regolamenti il settore delle e-cigarettes e dei liquidi, nel quale regna il vero e proprio caos. In attesa di regole certe, il ministero della Salute e i Nas devono compiere analisi a tappeto su tutti i liquidi per sigarette elettroniche venduti in Italia, acquisendo i prodotti all’interno dei tanti punti vendita in franchising presenti sul territorio. Tutti i liquidi che possono rappresentare un pericolo per la salute devono essere ritirati dal commercio con effetto immediato, sulla base del principio di precauzione e a tutela dei consumatori”.

(Foto: Utente Flickr Kyle May)

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