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“Salviamo il Grand Canyon” la Mission

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Il Grand Canyon una delle sette meraviglie naturali del mondo, una bellezza unica, incomparabile da togliere il fiato, ora è in pericolo. Lo spettacolo naturale che si offre ai nostri occhi è davvero unico nel suo genere. Un’immensa gola di 446 chilometri di lunghezza e 1600 metri di profondità è stata creata dall’erosione del fiume Colorado in quasi 6 milioni di anni, un miracolo della natura eppure sta scomparendo. Chi non ha avuto la fortuna di visitarlo, se lo ricorderà sicuramente nei tantissimi film western che sono stati girati e che lo hanno come protagonista dei loro sfondi. Ma l’uomo lo sta distruggendo, e come vi chiederete. Ebbene il primo intervento risale ancora agli inizi degli anni settanta, un’opera che avrebbe portato dei benefici alle popolazioni, ma non ci si aspettava ancora di causare una tale moria di flora e di fauna all’interno di questa splendida riserva naturale.

Come dicevamo, negli anni settanta è stata costruita un’immensa diga a monte, la Glen Canyon Dam, utile a rigenerare corrente, regolare il corso dei fiumi, ed evitare danni derivati dalle alluvioni.

Al inizio nessuno avrebbe previsto un cambiamento tale nel delicato e fragile sistema del Gran Canyon, eppure i pesci originali, la specie del “cavedano gobbo”, stanno scomparendo del tutto, e questo comporta un cambiamento di tutto il microsistema.

I predatori che si nutrivano nel fiume sono sempre meno e questo comporta via via una perdita in tutto il ciclo vitale creato in milioni di anni dal fiume, fra flora e fauna.

Gli ambientalisti si sono mossi e ora la Mission “Salviamo il Grand Canyon” è in fase di sperimentazione nel senso che con la supervisione del ministro dell’interno, Ken Salazar, dell’amministrazione Obama, si stanno ricreando delle inondazioni con alluvioni naturali, ricreate ad arte per simulare quelle avvenute nella preistoria e che hanno creato tutto il delicato ecosistema in milioni di anni. Ecco un ennesima prova di come l’intervento dell’uomo possa creare delle crepe nel nostro ecosistema, per fortuna a volte ci si può porre anche rimedio..e speriamo sia uno di questi il caso.

 

Agnese Tondelli

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