Home Alimentazione Biologica Quanto sono sicure le vostre padelle antiaderenti?

Quanto sono sicure le vostre padelle antiaderenti?

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Quando sono nate le pentole antiaderenti sono subito diventate un successone: facili da pulire, consentivano di non bruciare gli alimenti. Ben presto, però, sono sorte delle preoccupazioni per quanto riguardava l’utilizzo del Teflon, la più famosa tipologia di rivestimento utilizzata per le padelle e pentole antiaderenti.

Ciò che rende il rivestimento in teflon potenzialmente pericoloso è il suo contenuto di PFOA (acido perfluorottanico), un emulsionante utilizzato nella produzione di questo materiale.

Secondo alcune aziende produttrici di pentole antiaderenti, questa sostanza non causerebbe problemi alla salute, non essendo poi presente nel prodotto finale. Eppure, diverse ricerche affermano di aver trovato tracce di questa sostanza nel sangue di soggetti sottoposti a esperimenti. Non solo, sembra che livelli elevati di Pfoa possano essere collegati allo sviluppo di alcune malattie.

Non a caso, l’Agenzia per la protezione dell’ambiente degli Stati Uniti ha deciso di eliminare l’acido perfluoroattanico dai processi di produzione entro il 2015, per limitare l’inquinamento ambientale.

Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori della University of Exeter e pubblicato sulla rivista Environmental Health Perspectives avrebbe collegato livelli elevati di questa sostanza nel sangue a un maggior pericolo di sviluppare malattie alla tiroide. Soprattutto nelle donne.

padelle antiaderenti

I ricercatori britannici hanno analizzato una serie di campioni prelevati su quasi quattromila adulti tra il 999 e il 2006 e provenienti dai Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie. Secondo i dati raccolti, le persone che presentavano il 25% in più di concentrazione di Pfoa nel sangue avevano oltre il doppio delle probabilità di sviluppare malattie alla tiroide rispetto agli altri individui.

L’Environmental Protection Agency (Epa) ha accertato che il Pfoa permane nel sangue per 4 anni. Con i relativi danni alla salute che ne possono derivare, come danni al fegato e all’apparato riproduttivo, danni ai feti, oltre naturalmente ai problemi alla tiroide precedentemente evidenziati.

Eppure sembra che il Pfoa non sia l’unica sostanza capace di svilupparsi dalle padelle di teflon sottoposte ad alte temperature. Questo materiale, infatti, in particolari condizioni può degradarsi e originare anche tetrafluoroetilene, un’altra sostanza pericolosa per la salute.

Ma cosa si può fare allora?

Innanzitutto, meglio non lavare pentole e padelle con spugne abrasive e sostituirle quando si nota che il fondo inizia a presentare dei graffi. Questo anche perché tra i graffi potrebbero insidiarsi residui di cibo carbonizzato, noti per essere cancerogeni.

Il secondo consiglio è quello di non cucinare a temperature troppo elevate, sia per evitare il rilascio di sostanze indesiderate che per evitare che i cibi, bruciandosi, diano origine a composti tossici.

Evitate di preriscaldare la padella vuota.

Utilizzate solo cucchiai di legno per mescolare il cibo, cercate di evitare utensili di metallo sulle pentole antiaderenti.

Se possibile, utilizzate pentole o contenitori per cucinare privi di sostanze chimiche, come l’argilla, il vetro o l’acciaio, che sono anche più resistenti e durevoli nel tempo.

Se siete interessati anche a conoscere i migliori metodi di cottura per la prevenzione del cancro, potete approfondire l’argomento a questo link: http://ambientebio.it/i-migliori-metodi-di-cottura-per-la-prevenzione-del-cancro/

(Foto in evidenza: i00.i.aliimg; foto interna: image.ec21)

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