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Porto Tolle: centrale termoelettrica, tasso di tumori e mortalità

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Porto Tolle è un piccolo comune italiano in provincia di  Rovigo, in Veneto. Un piccolo comune che in questi ultimi anni è stato oggetto di attenzioni da parte della procura, a causa di una centrale termoelettrica che sembra stia diffondendo tumori e morte.

Protagonista dei fatti appare essere Enel, il colosso energetico che conosciamo bene e che sarebbe coinvolto in un processo per disastro ambientale della stessa centrale.

Su un articolo de Il Fatto Quotidiano dello scorso ottobre si legge: “La centrale di Porto Tolle, alimentata a olio combustibile, ha funzionato grazie a continue deroghe ambientali, non avendo mai applicato una direttiva europea sulle emissioni del 1988: un altro caso di violazione pianificata delle norme ambientali”. E ancora “gli impatti sanitari di una centrale a carbone a Porto Tolle, come quella progettata da Enel, equivarrebbero a 85 casi l’anno di morte prematura associabile alle emissioni”.

Vicino a Porto Tolle, si trovano due aziende sanitarie: Rovigo e Adria. Due luoghi vicini, ma molto diversi nelle sorti dei loro abitanti. Tra Rovigo e Adria, infatti, esiste una forte differenza di percentuale di mortalità. La stessa apparentemente inspiegabile differenza che ha portato la procura di Adria, su richiesta del pm Manuela Fasolato e del procuratore Dario Curtarello, a indagare per cercare delle spiegazioni plausibili.

Secondo alcuni dati diffusi sempre da Il Fatto, nel giro di 10 anni, dal 1997 al 2007, nel distretto di Adria la mortalità maschile ha subito un aumento del 2,6%, quella femminile del 19,2%, contro invece un calo rispettivamente del 6,2% e del 10,2% nel distretto di Rovigo (più lontano di Adria da Porto Tolle).

Su questo profondo divario, quindi, sono state avviate una serie di indagini e perizie sullo stato di salute della popolazione residente e dell’ambiente, in un’area compresa entro 30 km dalla centrale termoelettrica di Porto Tolle.

Nello specifico, si legge: “I dati rilevano un’escalation: mortalità e ricoveri nel distretto sanitario di Adria salgono, in quello attiguo di Rovigo scendono o aumentano molto meno. Il divario, dicono le analisi epidemiologiche, non è poi riconducibile a una diversa distribuzione della popolazione anziana, visto che le persone sopra i 65 anni d’età sono distribuite in quote del tutto analoghe (22,5% per la Ussl 18, 22,7 per la n. 19). Nel dettaglio, le morti per tumore registrano un + 12,8% contro un calo dell’1,6 tra i maschi e addirittura un + 39,1% contro il 13,1% tra le femmine. Più in dettaglio ancora, tumore al polmone: + 12,9 ad Adria e -14,7 a Rovigo tra i maschi, +115% contro +49% nelle femmine. La differenza? Adria è l’azienda sanitaria di riferimento per la popolazione del Polesine su cui insiste la centrale di Porto Tolle”.

Il giornale ci aiuta inoltre a ripercorrere le perizie effettuate negli ultimi sei anni, attorno alla centrale termoelettrica.

Prima fase: nel giugno 2007, il professore Lorenzo Tomatis presenta un’analisi, a sostegno delle precedenti, che conferma il nesso tra inquinamento e aumento generale della mortalità e dei danni per la salute dei cittadini. La perizia conclude confermando i dati ma rimettendo a ulteriori approfondimenti.

Seconda fase: 3 mesi dopo, la perizia solleva almeno in uno dei casi di sarcoidosi trovati, la possibile correlazione della malattia con la presenza di micro particelle inquinanti.

Terza fase: il pm archivia l’indagine. Nel marzo 2011, però, questa riparte con l’analisi delle malattie respiratorie dei bambini. La base di partenza sono dei questionari somministrati dalle Asl di Rovigo, Adria e Ferrara che evidenziano la ricorrenza di patologie asmatiche e respiratorie sulla popolazione pediatrica residente esposta. Nel raggio di 25 chilometri dalla struttura, asma e altre affezioni bronchiali aumentano in percentuale.

Quarta fase. Un’altra perizia, la quinta, viene affidata all’epidemiologo dell’Istituto dei tumori, Paolo Crosignani. A maggio 2012, i ricoveri dei bambini appaiono riconducibili all’esposizione a sostanze come SO2 e Vanadio, marker tipico delle centrali termoelettriche a olio combustibile.

Tutto sembra ricondurre alla centrale termoelettrica di Porto Tolle.

È di questi giorni, inoltre, la notizia che una perizia dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) depositata nel processo “Enel bis” a Rovigo ha calcolato per la prima volta i costi della mortalità e dei danni ambientali per le emissioni in eccesso prodotte dal citato impianto termoelettrico.

La valutazione è stata depositata nel novembre 2013 e quantifica un risarcimento di 3,6 miliardi per danno ambientale e sanitario: 2,6 miliardi di danni sanitari, essenzialmente per la mortalità in eccesso, più un miliardo per omessa ambientalizzazione.

La perizia è stata ordinata dall’avvocatura dello Stato, i ministeri di Ambiente e salute che si sono costituiti parte civile insieme alle associazioni ambientaliste come Greenpeace.

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