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Pietrasanta e l’alta concentrazione di tallio nell’acqua. Quanto è sicuro bere dai nostri rubinetti?

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Vietato bere l’acqua pubblica. È questa l’ordinanza emessa qualche giorno fa a Pietrasanta (Lucca). La causa sarebbe la contaminazione del liquido da tallio, un metallo pesante proveniente dalla ex cava della vicina località di Valdicastello Carducci.

Le prime analisi che hanno accertato la presenza del metallo nell’acqua non sono state però condotte dalle Istituzioni, bensì da un privato cittadino. Questo perché, secondo quanto riportato da Il Fatto Quotidiano, il tallio non è tra i metalli generalmente ricercati nelle analisi di routine, previsti dalla normativa vigente.

Nei giorni scorsi, numerose persone si sono recate in una farmacia del centro – che ha appositamente attivato un servizio di analisi – per verificare in proprio la salubrità della loro acqua.

A seguito degli esiti positivi riscontrati nei campioni prelevati dai cittadini, il Comune ha commissionato analisi ufficiali che hanno confermato la presenza del metallo pesante nell’acqua.

Per questo, è stato disposto il divieto di bere acqua dal rubinetto delle case del centro storico di Pietrasanta e delle zone adiacenti.

Un avvelenamento dell’acqua che però, secondo Repubblica, affonderebbe le sue radici in tempi più lontani di quelli sospettati.

Già qualche mese fa, infatti, alcuni ricercatori dell’Università di Pisa avrebbero scoperto in una falda vicino Valdicastello altissime concentrazioni di tallio: fino a 10,1 microgrammi al litro. Il limite tollerabile dall’organismo umano è fissato a 2 microgrammi. La causa sarebbe da ricercarsi nelle vecchie miniere di pirite abbandonate di Valdicastello, mai bonificate.

L’11 settembre vengono avvertite le autorità, ma il divieto di usare l’acqua scatta solo il 3 ottobre e solo per l’area attorno alle miniere. Ma la contaminazione sarebbe ancora più vecchia. Repubblica parla infatti di un particolare documento, spuntato durante una riunione del 22 settembre tra l’amministrazione di Pietrasanta e Gaia, il gestore idrico, in cui si affermerebbe che l’acqua era contaminata già nel 2011. Una cosa che non sarebbe mai stata scoperta proprio perché questo metallo non è inserito tra i parametri di qualità e conformità delle analisi di routine che servono per verificare la salubrità dell’acqua.

Per fortuna, però, i cittadini sono stati attenti e sono riusciti a scoprire l’avvelenamento delle falde per conto proprio. Dopo tre anni.

Ora, l’Amministrazione Comunale ha richiesto a Gaia una dettagliata relazione che spieghi le cause della presenza del tallio nella zona interessata, che dovrà essere precisamente delimitata.

Nel frattempo, sembra che almeno a Pietrasanta la situazione stia lentamente tornando alla normalità, con il rientro dei valori nei limiti fissati. L’emergenza invece non si placa per gli abitanti di Valdicastello Carducci, la frazione in cui a inizio settembre è esploso il caso.

Purtroppo, non è la prima volta che ci troviamo di fronte a un’emergenza simile. Ricordiamo ad esempio il caso avvenuto nel Lazio, in particolare nel viterbese, dove, a causa delle alte concentrazioni di arsenico e floruro, nel gennaio del 2013 era stato disposto il divieto di consumare acqua dai rubinetti di casa o dalle fontanelle pubbliche.

O ancora, ricordiamo l’inchiesta realizzata dai due filmaker indipendenti, Giuliano Bugani e Daniele Marzeddu, dal titolo “H2A. L’acquedotto in amianto”, in cui si evidenziava la presenza di chilometri di condutture idriche costruite in cemento-amianto.

Tutti episodi che inevitabilmente spingono a chiedersi cosa veramente arrivi nelle nostre case, sotto forma di acqua potabile, quanto le istituzioni siano in grado di tutelare la nostra salute e quanti altri metalli, non inseriti nella lista di verifica prevista dalla normativa, potenzialmente tossici scopriremo ancora nei nostri rubinetti.

(Foto: Don BeBold)

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