Home Alimentazione Biologica Sostanze cancerogene nell’acqua: 60mila cittadini contaminati

Sostanze cancerogene nell’acqua: 60mila cittadini contaminati

465
0
CONDIVIDI

Sono 60mila i cittadini maggiormente esposti alle sostanze perfluoro alchiliche (PFAS) trovate nelle acque Venete. Molti di più dovranno sottoporsi ad analisi, per verificare la presenza di sostanze potenzialmente cancerogene nel sangue.

È inquietante il quadro che emerge a pochi giorni dalla conferenza stampa nel corso della quale sono stati presentati i primi dati del biomonitoraggio attivato in collaborazione tra Istituto Superiore di Sanità e Regione rispetto all’inquinamento da sostanze perfluoro alchiliche (PFAS) in alcune aree del Veneto.

Il risultato delle analisi effettuate mostra che nel sangue dei veneti, in particolare in quello dei vicentini, scorrono quantità rilevanti di Pfas, un gruppo di composti prodotti per decenni dalla fabbrica chimica Miteni di Trìssino e che avrebbero contaminato le falde acquifere delle province di Vicenza, Verona e Padova.

Ad illustrare la situazione è l’Assessore alla Sanità della Regione del Veneto Luca Coletto: “Più di 60mila persone residenti nelle zone a maggior impatto sono contaminate. Altre 250 mila sono interessate dal problema”.

Il fatto risale alla (casuale) scoperta di un’anomalia idrica avvenuta nel corso di una ricerca condotta dal Cnr nel 2013. Purtroppo, solo oggi  balza davanti agli occhi la gravità della questione.

Stando alla ricostruzione effettuata da Il Fatto Quotidiano, le indagini sull’origine della contaminazione dell’acqua iniziate nel 2013 in seguito a un esposto dell’Arpa sono rimaste ferme per tre anni in Procura a Vicenza.

Ad agosto del 2013, è stata effettuata la messa in sicurezza degli acquedotti, tramite l’applicazione di filtri a carboni attivi. Nel 2014, è stata promossa la mappatura dei pozzi privati a uso potabile, tanto che l’indagine dell’Arpav ha riguardato un’area di oltre 300 chilometri quadrati e ha comportato l’analisi di più di 1.800 prelievi d’acqua.

Parallelamente,  è stato avviato un monitoraggio sierologico sulla popolazione, nella consapevolezza che gli elementi incriminati sono “molto persistenti, molto bioaccumulabili, tossici” e caratterizzati da una “eliminazione lenta con riassorbimento a livello renale”.

Ora la Regione, sotto il coordinamento dell’Iss, fa sapere di voler avviare un monitoraggio “della durata di 10 anni” partendo dalle 60mila persone più esposte della provincia di Vicenza. Le analisi saranno effettuate a carico della sanità regionale e verranno estese a tutti i 250mila cittadini dei comuni del Veronese e del Padovano coinvolti.

I cittadini che dovessero risultare positivi agli esami saranno seguiti con un protocollo di follow-up semestrale a partire da gennaio 2017.

Ma cerchiamo di capire meglio cosa sono questi Pfas.




I composti Pfas sono classificati come “2B”, sostanze potenzialmente cancerogene.  Come spiega la dottoressa Musumeci dell’Iss, sono “idrosolubili e vengono assorbiti rapidamente per via orale. Una volta nell’organismo, si legano alle proteine del plasma e delfegato, e vengono eliminate dai reni solo molto lentamente”.

Possono causare: colesterolo alto, ipertensione, alterazione dei livelli del glucosio, effetti sui reni, patologie della tiroide e, nei soggetti iper-esposti, tumore del testicolo e del rene.

L’assessore Coletto ha spiegato che la magistratura è stata informata fin dall’inizio della questione e che per quanto riguarda i danni sanitari e ambientali, nei primi mesi del 2014, è già stato richiesto all’avvocatura regionale di valutare la possibilità di rivalersi nei confronti della ditta che ha causato l’inquinamento dell’acqua.

Come spiega l’assessore: “Tengo a sottolineare che in questa vicenda ci sono delle parti lese: la Regione, i Comuni, le aziende acquedottistiche, i cittadini residenti nelle aree interessate da un inquinamento le cui responsabilità non sta a me ma alla magistratura indicare. Per parte mia dico che stiamo approfondendo l’intera questione sul piano giuridico per verificare ogni possibilità di ottenere il risarcimento che ritengo dovuto a tutti coloro, istituzioni, enti, singoli cittadini, sui quali pesano già ingenti costi, che non sono ancora finiti“.

(Foto: flicktoast)