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Oli extravergine d’oliva italiani: il test organolettico ne declassa 9 su 20

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Il 23 maggio scorso, Test, la rivista che propone test sui prodotti e servizi  scelti tra vari settori merceologici e nata dalle “ceneri” della redazione del settimanale Salvagente, ha preso in esame 20 bottiglie di olio extravergine d’oliva, pubblicando i risultati con questo titolo di copertina “Lo scivolone dell’extravergine”.

Com’è facile intuire, dalle analisi condotte, molte delle maggiori marche di olio italiane sono state declassate da olio extravergine d’oliva a olio vergine, per la presenza di difetti organolettici e di alcuni parametri chimici critici.

I risultati dell’indagine sono stati riportati da Il Fatto Alimentare0.

Sembra, stando sempre a quanto scritto dalla rivista, che il servizio abbia già iniziato a far discutere e si sarebbe “già alzato il fuoco di sbarramento preventivo di molti uffici legali di importanti multinazionali e grandi industrie che ci hanno promesso cause milionarie“.

Ma procediamo con ordine.

Il secondo numero della rivista Test ha pubblicato i risultati di un esame, il panel test, condotto su 20 bottiglie di olio extra vergine dal laboratorio chimico di Roma dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, uno dei più qualificati in Italia.

Il panel test è un esame organolettico condotto sugli oli d’oliva vergini come parametro di valutazione della qualità, previsto  dal Regolamento (CEE) n. 2568/91 della Commissione, modificato dal Reg. CE 640/2008.

Come spiega IlFattoAlimentare, la norma sull’olio dal 1991 prevede che per meritare  l’appellativo di extra vergine il prodotto non debba  presentare difetti  normativi e superare la prova del panel test, obbligatoria per legge.

L’esito dei test avrebbe portato al declassamento di nove campioni analizzati su venti, a causa dei difetti riscontrati durante la prova di assaggio condotta in laboratorio. Sotto la lente, nomi importanti come Bertolli, Cirio, Carapelli, De Cecco, Santa Sabina, Carrefour, Lidl.

Come spiega il sito, tra i difetti maggiormente riscontrati erano presenti:

  • un difetto chiamato riscaldo-morchia;
  • Il difetto di rancido;
  • Il difetto di muffa e umidità terra.

Il declassamento da olio extravergine a olio di oliva “vergine” avviene per la presenza anche di una sola nota negativa. Chiaramente, il valore di mercato di un olio “vergine” è inferiore a quello di uno “extravergine” che viene pagato anche il 30-40% in più.

Nel 2005, la rivista Merum, dopo due prove d’assaggio aveva stabilito che ben 30 su 31 campioni erano stati erroneamente denominati extravergine in quanto “puzzavano di rancido”.

Nel 2010, un panel test condotto dall’Olive Center dell’Università di California di Davis declassò a vergini campioni di oli italiani; fatto che si è ripetuto per un altro test condotto nel 2012 dal mensile francese 60 Millions de Consommateurs.

Secondo quanto riporta Test, sembra che la Carapelli abbia replicato alla rivista, descrivendo le analisi organolettiche effettuate sull’olio come “solo un test soggettivo”. Un test che, però, ribadisce la rivista è comunque previsto dalla legge.

I risultati completi delle analisi effettuate sono disponibili sul giornale in edicola.

(Foto: oliveoilexplorer)

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