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Sperimentazione animale: stop dell’Ue sui cosmetici e scontro in Italia sull’art. 13

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L’Unione Europea chiede lo stop agli esperimenti sugli animali in tutto il mondo. Questa la proposta del Parlamento, dopo che a marzo del 2013 è stato ufficializzato il divieto totale di testare i nuovi prodotti cosmetici sugli animali nel nostro Continente.

L’obiettivo dell’Ue sarebbe quello di innescare un circolo virtuoso, capace di coinvolgere altri giganti responsabili della produzione di cosmetici, come ad esempio l’India, gli Usa e la Cina.

Alla Cina, ad esempio, si affidano molte aziende cosmetiche che, non potendo sperimentare nel proprio Paese, fanno in modo che i prodotti vengano testati nei luoghi ancora tolleranti, per poi vendere la propria merce, frutto di sperimentazioni e sofferenze animali, anche qui in Europa.

L’Eurocamera afferma che “nel mondo, circa l’80% dei Paesi permette ancora le sperimentazioni animali ma il divieto nell’Ue potrebbe cambiare la situazione. Le società di prodotti cosmetici nel mondo dovranno adattarsi per poter vendere i loro prodotti nell’Unione europea. Non sono poche, circa 503 milioni”.

Un giro d’affari, si legge, che interessa 70 miliardi di euro all’anno per la sola Europa, che rappresenta la metà del mercato globale.

La responsabilità passerebbe quindi alle case produttrici che dovranno adeguarsi, per poter immettere i loro prodotti nei nostri mercati.

Esistono diversi metodi alternativi per testare i prodotti cosmetici. L’Ue li elenca: “Campioni di tessuto umano, esperimenti con l’aiuto di programmi informatici e studi statistici su ampia scala”.

Per ora il divieto riguarda solo i cosmetici, ma si ricorre agli esperimenti sugli animali anche per i prodotti domestici, sostanze agricole, industriali, pesticidi, vernici e additivi alimentari.

L’Italia e l’art. 13

Diversa, e decisamente più complessa invece, la situazione in Italia per ciò che riguarda l’art. 13 della legge 96-2013 di delegazione europea, che tratta in particolare il divieto di sperimentazioni didattiche, alcool, droghe, tabacchi, xenotrapianti, obbligo di anestesia, controlli e incentivazione dei metodi sostitutivi di ricerca.

Il 7 gennaio scorso, la Lav ha iniziato il suo presidio di fronte al ministero della Salute a Roma per chiedere il rispetto dell’articolo 13 e una ricerca scientifica che tuteli gli animali. L’esigenza di una protesta è sorta a causa di uno schema di decreto legislativo, proposto dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin,  che non rispetterebbe 10 punti su 13 dei principi e criteri direttivi vincolanti.



Michela Kuan, biologa e responsabile Lav del settore Vivisezione, ha spiegato: “L’articolo 13 della legge di delegazione europea 2013, pur non vietando la sperimentazione sugli animali, introduce almeno qualche vincolo e piccoli cambiamenti temuti dalla lobby vivisettoria, e da quei ricercatori ancorati al passato e a metodi alimentati da falsi stereotipi”.

L’Enpa, l’Ente nazionale protezione animali, specifica: “Ciò significa che sarebbe nuovamente possibile condurre esperimenti senza anestesia o analgesia, che si potrebbe aggirare lo stop alle esercitazioni “didattiche” con animali, che il divieto di prove per xenotrapianti, alcool, tabacco e droghe slitterebbe nel tempo. E sarebbe a rischio anche il fondo per incentivare la ricerca senza animali”.

Lo schema di decreto legislativo, ricorda la Lav, è già stato bocciato dalle Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia del Senato, ed è attualmente in esame presso le Commissioni parlamentari Sanità, Affari Sociali e Politiche Europee. Il Governo potrà emanare il decreto legislativo finale a partire da martedì 14 gennaio.

Rimaniamo in attesa per capire quale posizione assumerà il nostro Governo dinanzi a questa tematica che ha già scatenato aspre dispute tra associazioni contrarie e sostenitori della ricerca.

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(Foto: Linda Bartlett )

1 COMMENTO

  1. Mi auguro che la lotta contro la sperimentazione animali continui sulla strada virtuosa che ha imboccato.
    Se sulla sperimentazione animale nel campo farmaceutico ci può essere un dibattito etico (qualcuno può dire che se serve a salvare la vita di un uomo è ammissibile – detto questo io non sono d’accordo comunque), nel campo della cosmesi non vedo come ci possano essere dubbi sul fatto che questa cosa dovrebbe smettere.
    Grazie per l’informativa

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