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La dieta vegetariana protegge dalla diverticolite

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Un gruppo di ricercatori del Cancer Epidemiology Unit della Oxford University in uno studio pubblicato sulla rivista British Medical Journal ha scoperto che seguire una dieta vegetariana aiuta a prevenire la diverticolite, un disturbo gastrointestinale molto comune.

La malattia diverticolare è stata definita una “malattia della civiltà occidentale “a causa della sua elevata prevalenza in paesi come Regno Unito e Stati Uniti rispetto a talune parti dell’Africa.

 

Sono stati esaminati i dati di 47.033 adulti britannici, dei quali 15.459 vegetariani. Dopo un follow-up di 11,6 anni sono stati diagnosticati 812 casi di malattia diverticolare. Il gruppo di vegetariani e’ risultato avere un 30 per cento di rischio in meno di sviluppare la malattia rispetto ai soggetti che mangiano carne e pesce. I vegani avevano un rischio ancora più basso di malattia diverticolare ma sono stati scelti pochi soggetti per questa tipologia.


Secondo i ricercatori, il consumo di carne potrebbe alterare il metabolismo dei batteri nel colon, indebolendo così la parete del colon e aumentando il rischio di sviluppare la malattia diverticolare.

1 COMMENTO

  1. Ho avuto la fortuna di capitare, spippolando il telecomando, su “I Menù di Benedetta” della Benedetta Parodi, nella serata in cui ha invitato Marco Bianchi a preparare un menù “super sano” per i ragazzi. La trasmissione, su La 7, è di successo così come i libri che la “brava cuoca degli italiani” presenta al pubblico: vedere pure alla voce “Cotto e Mangiato“. I lettori del blog sanno quanto io sia in disaccordo con la cucina che si fa e piace attualmente da noi e che, nella sua forma più quotidianamente praticata oggi, è incarnata proprio dalla Parodi, così come dalla Clerici di “La Prova del Cuoco”. Esse offrono ciò che i tanti loro fan vogliono sentirsi raccontare. Purtroppo la caratteristica principale di tali “cucine” è che la dieta mediterranea è lontana anni luce dal modello alimentare che viene fuori dal complesso delle continue presentazioni effettuate in queste trasmissioni e sui libri che ne vengono ricavati. Sono, infatti, dappertutto presenti zucchero, insaccati, burro, uova, latte e formaggi, e la carne – sia rossa che bianca – la fa da padrona.
    Eppure è ormai chiaro che la carne fa male, nella quantità eccessiva – e comunque in qualsiasi quantità – che se ne usa: al nostro corpo, all’ambiente ed all’equilibrio dell’ecosistema terrestre.
    Ultimo studio: Attualmente ricaviamo il 20 per cento delle proteine necessarie al nostro fabbisogno da prodotti derivati dagli animali, che si tratti di carne o latticini; ma questa percentuale dovrà scendere al 5 per cento o forse anche a meno entro il 2050, se vorremo evitare carestie e conflitti causati dalla scarsità di cibo. Il problema di partenza è l’acqua. Già oggi scarseggia e in molte regioni è un bene più prezioso del petrolio per la sopravvivenza della nostra specie, ma fra quarant’anni non basterà sicuramente per produrre gli alimenti necessari a 9 miliardi di terrestri. Il cibo ricavato da animali, infatti, consuma da cinque a dieci volte più acqua di quella che serve a una alimentazione vegetariana. Cambiare dieta permetterebbe dunque di consumare meno acqua per l’agricoltura, e non solo: oggi un terzo delle terre arabili del pianeta sono destinate alla crescita di sementi e raccolti destinati a sfamare gli animali da allevamento. Se mangiassimo meno animali, risparmieremmo acqua e avremmo a disposizione più terra per altri usi agricoli.

    Bisognerà che il numero dei vegetariani (meglio ancora dei vegani) aumenti in maniera esponenziale per salvarci! E questo, Marco Bianchi (e altri) l’ha scoperto ed ha fatto compiere per fortuna un salto qualitativo alla ricerca contro il cancro utilizzata per far mangiare meglio le persone alla loro tavola. Ha anche suggerito, in trasmissione, sane alternative alla Parodi rispetto ai panini al prosciutto che lei prepara per la sua prole come merenda a scuola. Purtroppo egli resta sempre un ricercatore, uno scienziato, con una visione soltanto biochimica del cibo, quella che fa dire al suo mentore Umberto Veronesi che si sono scoperti nessi stretti tra aumento del consumo della carne e incrementi dei tumori all’intestino. Solo all’intestino? Mentre ai macrobiotici (e a pochissimi medici e nutrizionisti illuminati) da sempre risulta, invece, che il consumo di carne favorisce l’insorgenza anche di tanti altri tumori. La visione biochimica del cibo è ben povera cosa ed i nutrizionisti che vanno in televisione non hanno mai cambiato – a mio parere – né il modello alimentare dei loro clienti in dieta né del Paese culturalmente considerato. Per questo, ha fatto bene il governo Monti a sopprimere l’INRAN, l’Istituto Nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione, che dal 1936 si occupava di stabilire le quantità dei nutrienti che dobbiamo metterci nel piatto, ma che nessuno mai – a parte gli addetti ai lavori – ha potuto seguire per oggettive difficoltà di applicazione.

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