Home Alimentazione Biologica McDonald’s in crisi? 700 ristoranti chiusi entro il 2015

McDonald’s in crisi? 700 ristoranti chiusi entro il 2015

827
0
CONDIVIDI

Crisi nel mondo dei Fastfood. Mentre in Italia il colosso Americano è partner ufficiale dell’Expo di Milano, nei primi 3 mesi del 2015 sono stati già chiusi 350 punti vendita McDonald’s. Colpiti soprattutto Giappone, Stati Uniti e Cina.

A dare la notizia, annunciata improvvisamente dalla multinazionale alla fine del mese scorso in una conference call con alcuni analisti di Wall Street, è stata la rivista “Time. Una notizia che fa il paio con altre 350 chiusure, già previste dalla catena per il 2015, per un totale di 700 ristoranti in meno. La strategia del nuovo CEO di McDonald’s, Steve Easterbrook, è di ridurre i costi di 300 milioni di dollari, vendendo, alla fine del piano, circa 3500 ristoranti. Certo, il numero di punti vendita resta ancora elevato: sono infatti circa 32mila in tutto il mondo.

Non è un mistero che i profitti della multinazionale siano in calo in diverse aree, in modo particolare negli Stati Uniti, in Europa e in Asia. Secondo quanto ha riportato “Fortune, le vendite nei ristoranti aperti da almeno 13 mesi sono scese del 2,3% nel primo trimestre del 2015. Nello stesso periodo l’utile operativo sarebbe calato del 28%. E i vertici dell’azienda si aspettano che i profitti vedranno il segno meno anche nei mesi successivi.

mcdonald_fastfood

Le ragioni sono molteplici. Come scriveva “Fortune” già nel novembre dell’anno scorso, le principali criticità riguardano “il cambiamento dei gusti dei consumatori, un menù eccessivamente complicato, la dura competizione da parte di catene fast-casual come ChipotleMexican Grill e PaneraBread” e infine uno scandalo sul cibo avariato a Shangai.

In particolare, gli ultimi due punti sono molto interessanti, perché ci raccontano dell’attenzione crescente delle persone per la qualità del cibo che consumano.

Le catene fast-casual si stanno affermando negli Stati Uniti a un ritmo crescente (lo ricorda il New York Times): si tratta di ristoranti “fast”, ma che allo stesso tempo hanno maggiore attenzione alla qualità del cibo. Esistono, per esempio, catene che offrono menù esclusivamente vegani e vegetariani, quelle che promettono pesce e frutti di mare sostenibili per l’ambiente, o ancora prodotti biologici e menù che cambiano a seconda della stagione. Ci sono ristoranti che hanno persino bandito i prodotti usa e getta e servono il cibo in piatti di porcellana. Pare non si tratti di una moda passeggera. Una ricerca, riportata sempre dal NY Times, ha infatti dimostrato che le priorità dei consumatori americani quando si tratta di cibo sono molto chiare: deve essere prodotto localmente e deve essere sostenibile a livello ambientale.


Sul fronte asiatico, invece, McDonald’s ha subito la scorsa estate un grave danno d’immagine, che ha portato a un calo dell’8,3% nelle vendite in Asia e in Medio Oriente. Uno stabilimento della OSI, azienda produttrice di carne e fornitrice di McDonald’s in Asia, è stata messa sotto i riflettori da un servizio di una televisione cinese nel luglio 2014: nel filmato, si vedono alcuni dipendenti dell’azienda che ri-confezionano e vendono carne di pollo e manzo scaduta. In seguito allo scandalo, McDonald’sha dovuto tagliare i propri legami con la OSI in Asia.

Il piano della multinazionale per riconquistare i propri clienti va oltre la riduzione dei costi. La catena sta provando a rimodellare la propria immagine, offrendo cibo più “salutare”, ma sarà dura: secondo una recente ricerca, su 111 catene self-service giudicate dai consumatori, McDonald’s si è piazzata penultima.

(Foto in evidenza: Akaitori; foto interna: Mike Mozart)

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.