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La tutela delle tartarughe in Emilia

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Siglato protocollo d’intesa tra Regione Emilia Romagna, enti di ricerca e associazioni ambientaliste per la Protezione e Tutela della biodiversità in Adriatico
Un nuovo strumento di tutela della biodiversità nel Mare Adriatico: con la sottoscrizione del protocollo d’intesa triennale, avvenuta ieri a Bologna, si è costituita la Rete Regionale per la Conservazione e la Tutela delle Tartarughe marine. Oltre alla Regione hanno siglato l’intesa le Province costiere dell’Emilia-Romagna, l’Università di Bologna, l’Istituto zooprofilattico sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna, la Direzione Marittima di Ravenna per le capitanerie di porto di Ravenna, Rimini e Porto Garibaldi,  il Corpo Forestale dello Stato, ARPA Daphne, e le diverse fondazioni da anni impegnate nella tutela dell’ambiente, come la Fondazione Cetacea, il Centro ricerche marine di Cesenatico e l’associazione Archè.

“La sottoscrizione del protocollo ha formalizzato una sinergia già in atto tra diverse istituzioni, che si rafforza con la costituzione del tavolo di indirizzo e coordinamento  – ha detto l’assessore all’Ambiente Sabrina Freda – Un’azione tanto più importante in un momento in cui il Decreto 95 sembra mettere una seria ipoteca sulla sopravvivenza di fondazioni quali il Centro ricerche marine, Cerviaambiente e addirittura della stessa Agenzia regionale per la protezione dell’Ambiente. Occorre invece più integrazione tra le politiche settoriali, considerando l’ambiente come tema trasversale e rafforzando le possibili sinergie.“

Il protocollo recepisce le linee guida per il recupero, soccorso, affidamento e gestione delle tartarughe marine ai fini di riabilitazione, manipolazione e rilascio a scopi scientifici emanate dal MATTMA (Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare). Le linee guida recepiscono, a loro volta, le direttive della Comunità Europea in materia di tutela ambientale. Con questo strumento la Regione Emilia Romagna intende tutelare la peculiarità dell’ambiente marino antistante le proprie coste, ricco di biodiversità ed in particolare l’areale di alimentazione di una numerosa popolazione di Caretta caretta.

Le tartarughe marine sono animali protetti – ha spiegato Sauro Pari della Fondazione Cetacea – Nell’Adriatico vi è una grande concentrazione di Caretta caretta, pari forse solo a quella delle coste libiche. E’ importante aver messo in campo un’azione di salvaguardia in una delle zone più antropizzate e più turisticamente fruite”.

“Nel 2010 tra Emilia-Romagna e Veneto si è registrato lo spiaggiamento di 135 tartarughe marine, vittime di un parassita e curate dal centro recupero e poi reintrodotte in mare – ha detto Attilio Rinaldi del Centro Ricerche marine di Cesenatico – Nel corso dell’ultimo inverno circa 45 tartarughe sono state recuperate perché in difficoltà per il grande freddo e curate nel Centro di Riccione. Questo coordinamento è importante anche dal punto di vista scientifico, per la raccolta dei dati”.

Gli studi ci dicono che la tartaruga Caretta caretta non viene sulle coste dell’Emilia-Romagna per deporre le uova, ma usa l’alto Adriatico come nursery, cioè per nutrire i piccoli. Si tratta infatti di un mare poco profondo, ricco di crostacei. Una volta cresciuta la prole, le tartarughe tendono a migrare più a sud. L’indice di recupero delle Caretta caretta sulle coste dell’Emilia-Romagna è pari a 7,5 tartarughe per chilometro, contro una media nazionale di 0,4: un indice che dimostra la consistente presenza delle tartarughe in questa zona e l’esistenza di un sistema organizzato per il recupero.

Il Protocollo prevede inoltre la costituzione di un tavolo di indirizzo, coordinato dall’assessore all’Ambiente della Regione Emilia-Romagna e composto da un referente per ciascun Ente sottoscrittore, che programmerà le attività della Rete, con l’indicazione della tempistica, dei costi e delle modalità operative a tali scopi necessarie.

La Rete intende dimostrare come le strategie sinergiche possano realizzare nel modo migliore gli obiettivi di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema previsti dalla Costituzione – ha aggiunto l’assessore Freda – e permetterà di contribuire concretamente alla tutela delle specie di tartarughe marine più a rischio, valorizzando l’attività svolta costantemente sul territorio dalle associazioni che operano, spesso su base volontaria, per la conservazione e tutela della flora e della fauna marina”.

L’azione congiunta degli enti sottoscrittori coordinerà le strutture di soccorso presenti sul territorio, effettuerà il monitoraggio sullo stato di conservazione delle tartarughe marine e curerà la divulgazione dell’attività di ricerca e la sensibilizzazione della popolazione sulle tematiche inerenti la protezione dell’ambiente marino-costiero.

 

Scritto da Eleonora Galbiati

Articolo originale ecoincittà

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