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Il tungsteno, metallo contenuto nei cellulari, aumenta il rischio di ictus nei giovani

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Quanto fanno male i telefoni cellulari o, in generale, la tecnologia?

Abbiamo già abbondantemente discusso del problema derivante dall’influsso dei campi magnetici dei nostri smartphone. Abbiamo anche stilato un elenco dei telefonini più o meno pericolosi.

Ciò che non avevamo ancora trattato di questo argomento è invece la pericolosità legata alla presenza di un particolare metallo che si chiama tungsteno e che è particolarmente diffuso in telefoni, vecchie lampadine e computer. Secondo una recente ricerca, elevati livelli di tungsteno potrebbero raddoppiare il rischio di ictus, soprattutto nella popolazione più giovane.

La ricerca è stata condotta dalla Exeter University ed è, ad oggi, l’analisi più completa degli effetti sulla salute umana del tungsteno.

Il tungsteno è un metallo flessibile, con un elevato punto di fusione, che si trova naturalmente in rocce e minerali. L’esposizione a livelli molto bassi può verificarsi quando si respira aria o si beve acqua o si mangiano alimenti che contengono questo elemento.

Le sue particolari caratteristiche lo hanno resto indispensabile in un vasta gamma di processi e dispositivi industriali. Il tungsteno e le sue leghe si trovano, infatti, in prodotti di consumo comune quali l’elettronica, le vecchie lampadine, utensili in metallo duro e armamenti militari.

Secondo gli scienziati, l’aumento e la diffusione della tecnologia potrebbe portare con sé anche un costante aumento dell’utilizzo di questo metallo, causando danni soprattutto agli adulti di domani che, oggi, come ragazzi e bambini, sono quotidianamente a contatto con i dispositivi che lo contengono.

Secondo i ricercatori, “il tungsteno è conosciuto per essere in grado di interagire biologicamente e di interrompere le vie biochimiche, per questo è necessario considerare l’impatto sulla salute umana”.

Così gli scienziati dell’Exeter University hanno dato il via alla ricerca, i cui risultati sono stati pubblicati lo scorso 11 novembre su PLoS One.

Durante lo studio, sono stati analizzati i dati provenienti dal Nutrition Examination Survey e riferiti a più di 8.500 partecipanti di età compresa tra i 18 e 74 anni. Il periodo dello studio è durato circa 12 anni.

Esaminando i campioni di urine dei soggetti osservati, i ricercatori hanno cercato di determinare la concentrazione di tungsteno nel corpo delle diverse persone. Da qui, si è rilevato che elevati livelli di tungsteno sono fortemente associati con una maggiore prevalenza di casi di ictus, indipendentmente da fattori di rischio tipici. Il pericolo riguarderebbe maggiormente le persone dai 50 anni in giù.

Per i ricercatori, le problematiche si presenterebbero sia esponendo il proprio organismo a dosi più o meno elevate di tungsteno, sia quando lo stesso metallo viene erroneamente veicolato in particelle sottili in terreni agricoli adiacenti alle industrie che lo utilizzano.

Secondo Nicholas Osborne, coautore della ricerca: “Il rapporto tra tungsteno e ictus può essere solo la punta dell’iceberg. Ci sono molte nuove sostanze che si fanno strada nell’ambiente: stiamo accumulando un cocktail chimico complesso nei nostri corpi. Attualmente, nessuna ricerca ha chiarito come questi composti potrebbero interagire sulla salute umana”.

Come abbiamo detto in precedenza, il tungsteno sembra trovarsi in particolar modo nei computer, nei cellulari, nelle  vecchie lampadine e in alcuni tipi di prodotti militari.

Mentre attualmente l’esposizione umana al tungsteno è ancora molto bassa, in un futuro molto prossimo è destinata ad aumentare, spiega  la Dottoressa Jessica Tyrrell, autrice principale della ricerca. Ancora non si è sicuri di come alcuni membri della popolazione abbiano nel loro corpo livelli più elevati di questo metallo. Un passo importante nella comprensione e prevenzione dei rischi sarà sicuramente quello di comprendere il meccanismo con cui questo metallo riesce a penetrare nel nostro organismo.

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(Foto: Johan Larsson)

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