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Grassi trans: quali i rischi e gli alimenti in cui sono contenuti

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Gli acidi grassi trans sono degli acidi grassi insaturi che si formano, tra le altre cose, anche attraverso l’idrogenazione, cioè quando gli oli vegetali da liquidi diventano solidi.

In genere si trovano in alimenti come carne e prodotti caseari, visto che la trasformazione batterica di acidi grassi insaturi avviene anche attraverso la masticazione dei ruminanti. Sono presenti però anche in prodotti da forno e alimenti spalmabili proprio a causa del processo industriale di idrogenazione, attuato per rendere gli oli maggiormente stabili durante la lavorazione e allungare i tempi di conservazione dei cibi.

Esistono diverse prove, raccolte in altrettanti studi, che indicano che questi acidi grassi trans sono pericolosi per la salute dell’uomo. In particolare, si pensa che determinino un aumento dei livelli di colesterolo LDL (cattivo), contemporaneamente a un calo del colesterolo HDL (buono). Oltre a questo, causerebbero un aumento di trigliceridi nel sangue. Tutti questi elementi contribuiscono ad aumentare i rischi di malattie coronariche. Naturalmente, tutto dipende anche dal quantitativo giornaliero di grassi trans assunti dall’individuo.

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Nel 2013, la Food and Drug Administration ha espresso l’intenzione di eliminare gradualmente i grassi trans dagli alimenti, a causa del loro elevato rischio. All’epoca, infatti, si pensava che, solo negli Stati Uniti, queste sostanze fossero responsabili di circa 20mila infarti e 7mila morti ogni anno.

Grazie anche a una maggiore attenzione dei consumatori, la quantità di grassi trans negli alimenti industriali è già diminuita; tuttavia si è ancora lontani da una regolamentazione chiara ed efficace in termini di limitazioni. Questo, forse, dipende in parte dai diversi problemi tecnici e costi di produzione da affrontare per riformulare innumerevoli categorie di alimenti.

Al tempo della proposta della FDA, l’agenzia aveva indicato sette classi di alimenti, in cui sono presenti grassi trans, e che dovrebbero essere completamente rivisti:

  • ciambelle: senza gli acidi grassi potrebbero diventare più unte, così come anche le torte, molti dessert e dolci potrebbero avere una consistenza più “pesante”;
  • crackers;
  • pop corn da cuocere al microonde;
  • pizze surgelate;
  • panna industriale:
  • prodotti da forno come biscotti;
  • alimenti in scatola.

In alcuni di questi alimenti, gli oli idrogenati potrebbero essere sostituiti da olio di canola che è stabile e assicura un effetto, soprattutto nei prodotti da forno, simile a quello ottenuto dai grassi trans.

Eppure, nonostante diversi progressi siano stati compiuti, in numerosi Paesi il grado di preoccupazione rimane elevato visto che alti livelli di grassi trans sono ancora disponibili in alcuni prodotti e gran parte dei consumatori lo ignora.

L’Ufficio europeo dell’Oms, non molto tempo fa, ad esempio, ha sottolineato come in alcuni paesi dell’Est europeo il consumo giornaliero di acidi grassi trans può arrivare a 30 grammi. Decisamente troppo, visto che si pensa che il consumo di 5 grammi faccia aumentare del 23% il rischio di malattie coronariche.

Secondo lo stesso Ufficio europeo dell’Oms, sarebbe più opportuno stabilire un divieto generalizzato, in modo da poter meglio tutelare i segmenti di popolazione più vulnerabili. Un divieto che, però, dovrebbe evitare anche che, eliminando i grassi trans, venga aumentata la quota di grassi saturi.

Ultimamente, una ricerca ha evidenziato un ulteriore rischio derivante da un consumo eccessivo di acidi grassi trans: la possibilità di un danneggiamento della memoria.

(Foto in evidenza: 2.bp.blogspot; foto interna: eartheasy)