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Crotone, morte e tumori e la bonifica dell’ex Sin che non è mai arrivata

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Ancora storie di morte, lotte e tumori. Questa volta, ci spostiamo in Calabria, a Crotone, dove sono presenti due stabilimenti che lavoravano zinco, cadmio, piombo, rame e arsenico, metalli pesanti che hanno contaminato il terreno e causato malattie e morte.

La zona di cui stiamo parlando, nello specifico, è un’area ex Sin che, nel 2001, il decreto del ministero dell’Ambiente aveva inserito nell’elenco dei siti da bonificare ma su cui, a conti fatti, nessuno è ancora intervenuto.

Tredici anni fa, il ministero dell’Ambiente scriveva di queste zone: “Rappresentano un forte pericolo d’inquinamento sull’area circostante. Si sospetta la presenza di rifiuti sanitari e pericolosi. La vulnerabilità della falda e dei corpi idrici superficiali, la pericolosità dei rifiuti abbancati senza alcuna opera di protezione, la vicinanza a centri ad elevata densità abitativa, inducono a ritenere lo stato di compromissione dell’area a elevata pericolosità sanitaria ed ambientale”.

Stiamo parlando di 13 anni fa. Un decennio durante il quale, nel frattempo, ex operai e non solo sono morti per tumori ai polmoni.

In queste ultime settimane, la zona è stata occupata da un gruppo di attivisti, raccoltisi per dare voce a una situazione che per troppo tempo è stata ignorata. C’è chi ha perso parenti, chi amici, portati via da malattie che hanno lasciato solo lutti, dolore e domande.

Il piazzale dell’impianto occupato è di proprietà dell’Eni, già condannata dal Tribunale di Milano a pagare 56,7 milioni di euro per danno ambientale. Soldi che andranno alla Presidenza del Consiglio e al ministero per l’Ambiente, non alla Regione Calabria che ha concretamente subito il danno.

L’amministratore delegato della Syndial-Eni Giovanni Milani spiega che non c’è un atteggiamento di chiusura della multinazionale, anzi che “c’è la disponibilità a un confronto per trovare una soluzione, un progetto approvabile” e che “i 56 milioni che siamo stati condannati a pagare per il danno ambientale, li pagheremo. Sono già pronti e aspettiamo solo che ci dicano dove metterli. L’Eni si è impegnata in questi anni a presentare una serie di progetti di bonifica approvati dal ministero dell’Ambiente ma che non hanno ricevuto l’ok delle amministrazioni locali”.

Nel frattempo, in questi ultimi giorni, è arrivata la risposta del nuovo ministro all’Ambiente Gian Luca Galletti all’interpellanza presentata alla Camera dei deputati dalla vicepresidente del gruppo di Ncd, Dorina Bianchi. La parlamentare crotonese aveva chiesto delucidazioni in merito agli aspetti finanziari e organizzativi posti dal governo rispetto al programma di bonifica dei siti di interesse nazionale.

Il presidente della commissione Sanità del Consiglio regionale della Calabria, Salvatore Pacenza, ha così commentato i contenuti del Question time pronunciato dal nuovo ministro: “Che il ministro Galletti abbia confermato tutti gli impegni intrapresi dal governo sull’area Sin di Crotone è un fatto davvero importante e che fornisce fiducia circa l’avvio delle non più rinviabili operazioni di bonifica sull’ex sito industriale dismesso, ma i dubbi e le incertezze riguardo alcuni punti legati agli interventi di ripristino ambientale permangono”.

Il ministro – ha continuato a commentare Pacenza – ha concluso il suo intervento sottolineando che il suo impegno sarà eguale, se non maggiore, rispetto a chi lo ha preceduto”.

A non convincere però, sarebbero i progetti d’intervento previsti dalle conferenze decisorie del febbraio 2010, gennaio 2011 e, l’ultima, del settembre 2013. “Perché – spiega Pacenza – con esse è stato deciso che in alcune aree del Sin, o si procederà con tecniche sperimentali (e quindi ancora incerte sulla buona riuscita delle stesse), oppure con uno scortico dello strato superficiale del terreno, e ancora tramite fitorimediazione. Riteniamo invece che la situazione ambientale dell’ex sito industriale pitagorico sia così compromessa da richiedere tecniche certe ed efficaci. Serve quindi una bonifica integrale. Resta nel frattempo ad alto rischio il problema della discarica di Farina-Trappeto dove ancora non si comprende che tipo di intervento si andrà ad effettuare (tombamento?)”.

Di quest’ultimo punto dovrà occuparsi il commissario che sarà nominato in virtù della conversione in legge del decreto Destinazione Italia. Costui, infatti, avrà il compito di individuare gli interventi da finanziarie attraverso i 56 milioni assegnati al ministero dell’Ambiente dalla decima sezione del Tribunale civile di Milano, ottenuti in virtù della sentenza pronunciata il 24 febbraio del 2012 come somma di risarcimento per il danno ambientale provocato da Syndial in quell’area.

Soldi che gli attivisti del crotonese chiedono che “vengano utilizzati per sostenere le spese dei malati oncologici”.

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(Foto: Monica McGiven)

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