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Biberon con Bisfenolo A venduti in Africa e provenienti da Paesi in cui sono vietati

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Abbiamo parlato varie volte del bisfenolo A, ricordate? Abbiamo visto come particolare sostanza chimica, utilizzata in composti per la produzione di plastiche e resine, sia molto pericolosa: l’esposizione in gravidanza a questa sostanza può portare a delle gravi modifiche nella struttura della ghiandola mammaria del feto e, quindi, allo sviluppo di tumori, ma anche di altri problemi al fegato.

Per questa sua pericolosità, da tempo, il bisfenolo A, un perturbatore endocrino, è stato eliminato nella composizione dei biberon.

Ma che fine hanno fatto tutti questi prodotti, potenzialmente nocivi, che non possono più entrare nel mercato Europeo?

Secondo uno studio pilota, pubblicato su Science of The Total Environment e condotto dall’Istituto Superiore di Sanità all’interno del network NOODLES (Nutrition and food safety and wholesomeness. Prevention, education and research Network), questi biberon sarebbero ora distribuiti in Africa.

L’indagine è stata condotta, prendendo in considerazione diversi luoghi di vendita dei biberon, le caratteristiche, i prezzi dei prodotti e i comportamenti della popolazione. Sono state incluse: 34 farmacie, 87 negozi e mercati, presenti in tre città del Camerun (Yaoundé, Foumbot, Bafoussam) e della Nigeria (Lagos, Port Harcourt). Inoltre, sono state effettuate interviste sia a venditori che a 248 madri, incontrate nei negozi o in gruppi di discussione tematici.

Dalle analisi raccolte, è risultato che sia in Camerun che in Nigeria è presente una situazione analoga. I biberon di plastica sono in gran parte venduti dai Paesi industrializzati, dove l’etichetta presenta la dicitura della presenza o dell’assenza nella composizione del Bisfenolo A.

In farmacia vengono venduti principalmente biberon BPA free. Differentemente, nei negozi più comuni, si trovano le bottiglie di plastica contenenti BPA, più accessibili e convenienti. Nelle farmacie nigeriane, invece, sono venduti soprattutto contenitori in vetro (considerati però più costosi e meno durevoli), grazie anche a una precedente campagna contro le infezioni microbiche.

Purtroppo, il significato delle etichette e le implicazioni e la pericolosità del bisfenolo sono in gran parte sconosciute sia ai fornitori che ai clienti. Per questo, come del resto avviene un po’ ovunque, è molto più semplice che le persone preferiscano comprare prodotti più semplici da trovare e a minor prezzo.

L’assenza poi di una regolamentazione di qualche genere sui materiali che contengono BPA e che sono a contatto con gli alimenti, rende più difficile il controllo sul mercato di questi prodotti.

Per cui, l’ampia disponibilità di biberon contenenti BPA, la mancanza di informazioni e di istruzioni di utilizzo (ad esempio temperatura e durata del riscaldamento), il prezzo più basso, suggeriscono una probabile esposizione diffusa ai perturbatori endocrini tra i bambini africani.

Un’informazione migliore, capillare, che spieghi i rischi connessi all’utilizzo di questi prodotti potrebbe essere fondamentale per aumentare il livello di consapevolezza dei consumatori. Si dovrebbe ad esempio spiegare alle mamme che i contenitori non vanno tenuti a lungo ad alte temperature, che non serve sterilizzarli e che non devono essere usati prodotti aggressivi per lavarli e, inoltre, che le bottiglie devono essere cambiate quando si formano crepe o dopo circa 6 mesi.

Se questi prodotti sono vietati in Europa, non è giusto che l’Europa vada a venderli in Paesi dove non si conosce il vero pericolo di queste sostanze.

(Foto: fred_v)

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