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Baby food: “No al marketing sulla pelle dei nostri bambini”

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Polemica sul baby food:

Aspra la polemica sollevata sul baby food da ACP, Associazione Culturale Pediatri, contro la scelta di FIMP, Federazione Italiana Medici Pediatri, e di SIP, Società Italiana di Pediatria, di condividere la campagna alle famiglie promossa dall’AIIPA, Associazione Italiana Industrie Prodotti Alimentari. Fimp replica all’accusa e risponde a tono.  

Prima sul portale dell’associazione, e poi sulle pagine del Il Sole 24 ore, Federica Zanetto, pediatra e presidente ACP, e Sergio Conti Nibali, anch’egli pediatra e membro ACP, denunciano la scelta di FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri) e SIP (Società Italiana di Pediatria) di sostenere la campagna “Nutrizione e Sicurezza Specializzata”, considerandola fatto “gravissimo”. Il tema? Il baby food, l’alimentazione per neonati (0-3): la campagna di marketing in questione promuoverebbe, secondo i due pediatri, l’utilizzo di alimenti industriali per i bambini. Vediamo cos’è successo.

L’accusa: “No al marketing sulla pelle dei bambini”

Senza mezzi termini, Zanetto e Conti Nibali dichiarano che «i pediatri ACP si dissociano dalla campagna AIIPA (Associazione Italiana Industrie Prodotti Alimentari) per promuovere negli studi pediatrici gli alimenti industriali per la prima infanzia e invitano i colleghi medici a non aderire all’iniziativa. Gli alimenti in commercio sono già controllati per legge e la filiera del prodotto fresco è validata dai ministeri dell’Agricoltura e della Salute: i medici non si facciano portavoce dell’industria, creando confusione nei genitori. No al marketing sulla pelle dei bambini!».

Baby food: locandine fuorvianti e discutibili secondo l’ACP

La campagna sul baby food prevede la distribuzione di due locandine-poster, che i pediatri devono affiggere nelle sale di aspetto degli studi pediatrici. Ma i pediatri dell’ACP intendono dissociarsi dalle raccomandazioni sui vantaggi degli alimenti industriali specifici.

In particolare, nella prima locandina si legge: «Gli alimenti per la prima infanzia sono prodotti specifici per lo svezzamento, pensati per le esigenze nutrizionali del bambino in crescita fino ai 3 anni e che per legge assicurano il rispetto di rigorosi standard di sicurezza alimentare e di tracciabilità, senza ogm, coloranti e conservanti».

Ma l’ACP ritiene che la “validità di queste affermazioni sia ampiamente discutibile”.

La normativa europea sulla sicurezza del baby food

In Europa, da settembre 2008, è ormai in vigore un nuovo regolamento che modifica le disposizioni per i residui di pesticidi nel cibo (Regolamento CE n. 396/2005 del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 febbraio 2005.).

La legge indica i limiti quantitativi tollerabili per la sicurezza alimentare sia di adulti che di bambini. Anzi, per il baby food, ovvero i prodotti specifici destinati ai bambini fino a 3 anni, i limiti e i controlli sono anche più aspri. E il ministero della Salute ha più volte ribadito che il controllo ufficiale dei prodotti fitosanitari, compresi i pesticidi negli alimenti, è una delle priorità sanitarie più rilevanti nell’ambito della sicurezza alimentare.

Dai controlli effettuati dalle autorità competenti, gli alimenti prodotti in Italia sono tra i più sicuri. Infatti, solo lo 0,6% di frutta fresca e lo 0,3% di cereali hanno superato i limiti fissati dalla normativa comunitaria, contro una media europea che si attesta intorno al 3,5% di irregolarità.

La campagna a sostegno del latte crescita, alimento inutile per l’UE

Nella seconda locandina poi si legge: “Dopo l’anno il latte crescita contribuisce a fornire un apporto equilibrato di nutrienti, come ferro, calcio, vitamine, adeguato alle loro esigenze”.

Questo si pone in antitesi con il rapporto recentemente pubblicato dalla Commissione Europea, che dichiara che i latti crescita non sono né latti né essenziali per la crescita. Non solo non sono necessari da un punto di vista nutrizionale, ma potrebbero contenere sostanze come zuccheri e aromi, che non vanno dati ai bambini. Basti ricordare il ruolo del consumo di zucchero nello sviluppo dell’obesità infantile.

E inoltre una campagna a sostegno dei latti crescita potrebbe far sorgere dubbi ingiustificati sulla possibilità di offrire una dieta equilibrata al bambino basandosi solo sugli alimenti freschi in commercio.

Invece i pediatri dell’ACP incoraggiano i genitori a offrire una dieta ricca di frutta, verdura e ortaggi freschi a tutta la famiglia, ricorrendo quando è possibile ai prodotti a filiera corta e biologici (anche ricorrendo alla partecipazione a gruppi di acquisto solidale, i cosiddetti G.A.S.).

La reazione della FIMP alle accuse

La replica della FIMP non si fa attendere, sempre sulle pagine del Sole 24 Ore. Rivolgendosi direttamente a Zanetto, Giampietro Chiamenti, presidente FIMP, risponde con tono ancora più polemico. Chiamenti esorta l’ACP a porre attenzione quando si solleva una critica, soprattutto se ha a che fare con la salute dei bambini.

La FIMP dichiara di leggere, nelle dichiarazioni di ACP, una palese accusa di asservimento alle aziende produttrici di alimenti per il baby food. E ricorda quando l’ACP sosteneva le iniziative delle aziende produttrici di vaccini, mentre la FIMP promuoveva l’introduzione della vaccinazione anti-pneimococcica.




Per tanto, Chiamenti dichiara «a pubblico utilizzo, in caso di contraria dimostrazione, che il Progetto in oggetto è stato accettato da FIMP, perché adeguato e consono a una analisi scientifica, ragionevole e di buona pratica nella produzione e commercializzazione di alimenti adatti alla salute del bambino».

 

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