Home Alimentazione Biologica Aviaria: nuovi focolai negli allevamenti italiani. Quali i rischi reali per l’uomo?

Aviaria: nuovi focolai negli allevamenti italiani. Quali i rischi reali per l’uomo?

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Ancora una volta si sente parlare di emergenza aviaria. Lo scorso dicembre, dopo la scoperta del focolaio del virus H5N8 in un’azienda agricola che alleva tacchini a Porto Viro, in provincia di Rovigo, la Sezione veterinaria e sicurezza alimentare della Regione ha adottato le misure di contenimento previste, decretando l’abbattimento di 32 mila tacchini.

Purtroppo, ancora oggi, quando si sente parare di influenza aviaria nell’immaginario comune si dipingono immagini catastrofiche. Nonostante i rischi per l’uomo non siano così elevati quanto si pensi.

Come spiega Il Fatto Alimentare, l’influenza aviaria è una patologia endemica presente in alcune aree del Sud Est asiatico. Il primo episodio collegato a questo nuovo virus, denominato H5N8, è stato segnalato nel gennaio 2014 nella Repubblica di Corea. Ad aprile, il virus è arrivato in Giappone e in ottobre in Cina. Fino a giungere in Europa il 4 novembre in Germania. L’ultimo episodio è quello di Rovigo del 15 dicembre dove sono stati soppressi 32 mila tacchini.

virus aviaria

Secondo un rapporto diffuso dall’Efsa, è plausibile che il virus abbia fatto il suo ingresso in allevamenti avicoli in Germania, Paesi Bassi e Regno Unito in maniera indiretta, attraverso materiale contaminato da uccelli selvatici infetti venuto in contatto con attività umana, movimentazione di veicoli o attrezzature.

Ma quanto il virus dell’influenza aviaria è pericoloso per l’uomo?

Nell’aprile dell’anno scorso abbiamo avuto modo di parlare di influenza aviaria, quando abbiamo commentato un’inchiesta molto interessante sulla diffusione e il traffico di questo virus, pubblicata su l’Espresso.

L’inchiesta parlava degli intrecci e delle presunte manipolazioni volte a favorire la vendita di vaccini per la cura di una malattia che tanto diffusa, in realtà, non era. Un business basato su una campagna mediatica decisamente esagerata che amplificava il pericolo di diffusione e i rischi per l’uomo, spingendo le autorità sanitarie ad adottare provvedimenti d’urgenza. Provvedimenti che sono costati 50 milioni di euro in farmaci mai utilizzati.

I virus dell’influenza aviaria sono altamente specifici e solo in rare occasioni hanno infettato l’uomo. La trasmissione si verifica quando vi è uno stretto contatto con volatili infetti o ambienti fortemente contaminati.


Come continua a spiegare Il Fatto Alimentare, si tratta di situazioni che non si riscontrano nei nostri allevamenti. Anche l’Agenzia per la sicurezza alimentare francese, si legge sul sito, in un documento di un mese fa ritiene pressoché nulla la possibilità di trasmissione del virus dai polli all’uomo e afferma la necessità di non confondere l’influenza aviaria con l’influenza stagionale umana tipica dei mesi invernali. Il virus, inoltre, non ha una diffusione di tipo alimentare. In ogni caso, verrebbe distrutto durante la cottura.

Non solo. I sistemi di monitoraggio delle Asl si occupano di circoscrivere il focolaio di infezione una volta accertato. In genere, quando in un allevamento si registra una moria di polli che supera il 5%, si effettuano subito i controlli dovuti e, in base all’esito, si adottano, se necessario, tutti i provvedimenti per limitarne la diffusione.

Nei giorni scorsi sono stati effettuati controlli a tappeto e diffusa la massima allerta su tutti gli allevamenti di tacchini del Piemonte.

Una contaminazione da tenere sicuramente sotto controllo, pur evitando i facili allarmismi.

(Foto in evidenza: cidrap.umn; foto interna: scmp.com)

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