Home Alimentazione Biologica Aria inquinata e danni al cervello: lo studio shock

Aria inquinata e danni al cervello: lo studio shock

456
0
CONDIVIDI
L'aria inquinata provoca gravi danni al cervello? Ecco i risultati di uno studio inglese

L’aria inquinata che respiriamo ogni giorno può provocare danni gravi al cervello. La conferma da uno studio dell’Università di Lancaster.

L’aria inquinata delle nostre città contiene delle nanoparticelle altamente tossiche. Nanoparticelle che sono state trovate nel cervello umano in quantità allarmanti. A dirlo è uno studio dell’Università di Lancaster, pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences. La ricerca è stata effettuata analizzando i corpi di 37 persone decedute, provenienti da Manchester e Città del Messico.

In particolare, i ricercatori hanno individuato alte concentrazioni di magnetite. Questo materiale è generalmente prodotto in maniera naturale nel cervello. In questo caso, però, compare sotto forma di microscopici cristalli. Questo è invece quello che hanno trovato i ricercatori nel cervello umano:

Microparticelle di magnetite nel cervello umano: vi entrano a causa dell'aria inquinata

Secondo gli studiosi, queste nanoparticelle di magnetite sarebbero arrivate nel cervello umano attraverso l’aria inquinata che si respira in genere nelle aree ad alto tasso industriale e molto trafficate. “Dal momento che le particelle inquinanti di magnetite areotrasportata hanno un diametro inferiore ai 200 nm (nanometri, ndr), riescono a entrare nel cervello direttamente dal nervo olfattivo“, spiegano.

Secondo i ricercatori si tratta di elementi inconfondibili. La loro forma liscia e tondeggiante non lascia spazio a dubbi: derivano dal metallo fuso prodotto dalla combustione. In genere, la magnetite è rinvenuta insieme ad altre sostanze inquinanti come il cobalto, il platino e il nichel.

I rischi per la salute




A destare particolare preoccupazione è la concentrazione della sostanza. Per ogni grammo di tessuto, infatti, gli analisti hanno individuato milioni di nanoparticelle. Un dato devastante, considerando che la magnetite è un elemento altamente bioreattivo. Questo vuol dire che può provocare forti danni ossidativi alle cellule circostanti.

La scoperta è importante perché la magnetite, in queste dimensioni, può rispondere ai campi magnetici esterni ed è tossica per il cervello, perché è coinvolta nella produzione di dannose specie reattive all’ossigeno (ROS)“, spiegano i ricercatori. Con questa formula, ROS, si intende una forma particolare di radicali liberi.

Lo sviluppo eccessivo di ROS è in genere collegato a malattie degenerative come la malattia di Alzheimer. Si tratta di un pericolo reale, anche se occorrono ulteriori indagini per accertare il nesso di causalità.

Come ha spiegato Massimo Tabaton, professore di Neurologia, a Repubblica, “il legame con le malattie neurologiche è dato dal fatto che il ferro “libero”, contenuto nelle particelle inquinanti, facilita la formazione di radicali liberi che alterano tutti i componenti della cellula. Questo fenomeno, che chiamiamo stress ossidativo, è una componente importante nella degenerazione dei neuroni rilevata nella malattia di Alzheimer. C’è bisogno, però, di ulteriori prove per “stabilire un collegamento fra eccesso di ferro e il morbo“.

Una conclusione che, però, non tranquillizza. Soprattutto se consideriamo che l’inquinamento ambientale in Italia ha raggiunto negli ultimi anni livelli molto elevati. Al punto da “meritare” la maglia nera per numero di decessi causati dalle micropolveri presenti nell’aria inquinata delle nostre città.

 

Foto: Gianluca Di natale on Flickr