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Arava: il farmaco per l’artrite che causo la morte di una 18enne

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Morire a 18 anni a causa di un farmaco. È questo il destino di Manuela, una giovane ragazza veneziana, morta nel 2002 per una necrosi al fegato. Vediamo più da vicino la sua storia.

Arava è un farmaco utilizzato per la cura di una particolare patologia: l’artrite reumatoide e psoriasica. Il principio attivo di questo medicinale si chiama leflunomide, un immunosoppressore che ha il compito di tenere basso il numero di globuli bianchi nei soggetti che sono malati appunto di infiammazioni dolorose delle articolazioni, con o senza aggiunta di chiazze rosse e di desquamazione della pelle (artrite psoriasica).

Il problema di questo farmaco sono i suoi effetti collaterali che, secondo molti, danneggerebbero lo stato di salute del fegato. Per questo, in America, il sistema sanitario l’ha bandito dal mercato, per i suoi “seri danni tossici ai pazienti”. Un po’ come succede per l’Aulin per intenderci, solo che gli effetti gravi dovuti all’uso del farmaco, nel caso di quest’ultimo, si manifestano dopo averne assunte grandi quantità.

All’età di 18 anni, Manuela inizia a essere sottoposta a una terapia farmacologica, perché soggetta ad artrite reumatoide che le causa dolori ossei, soprattutto alle piccole articolazioni. Il medico che l’ha in cura decide così di sottoporla a un trattamento con Arava, un farmaco americano che aveva avuto il via libero della Cuf, la Commissione unica del farmaco. La sua terapia dura 10 mesi. In tutto quel tempo, a quanto riportano i giornali, la ragazza non migliora, ma il trattamento continua, fino al tragico epilogo: Manuela muore in ospedale per necrosi al fegato.

Così, una ragazza di 18 anni, in cura per una malattia invalidante, ma non mortale, cessa di vivere.

I genitori della ragazza, però, non si arrendono e chiedono giustizia, rivolgendosi a un avvocato, Mauro Zenatto, fiduciario del Tribunale dei Diritti del Malato di Piove di Sacco (Padova), e al medico legale Alessandro Marcolin.

Devono passare diversi anni dal decesso della diciottenne per riuscire ad arrivare a un punto ed esattamente nel 2011, i genitori vincono la causa: l’Asl di Dolo (Venezia) deve versare alla famiglia 500 mila euro di risarcimento.

Il medico legale Marcolin spiega: “Il referto medico accerta che Manuela è morta per necrosi al fegato. Sono gli stessi sanitari dell’Asl 13 che relazionano al ministero della Sanità l’uso del farmaco collegandolo al decesso della giovane”.

L’Arava è un farmaco che può produrre, in alcuni pazienti, effetti collaterali con complicazioni al fegato. Nonostante prima di somministrare questo medicinale i medici sottopongano le persone a numerosi controlli, possono verificarsi casi gravi come quello accaduto a Manuela.

In tutta questa storia, però, la cosa che fa ancora più rabbia è che sembra che Manuela, cercando su internet, avesse scoperto che quel farmaco poteva provocare problemi gravi. Spiega il legale della famiglia: “Manuela ha iniziato ad assumere il farmaco a 18 anni e lei stessa aveva scoperto grazie a una ricerca su internet che negli Stati Uniti il suo utilizzo era stato sospeso perché giudicato troppo pericoloso. La ragazza aveva anche riferito la sua preoccupazione al medico curante che tuttavia ha proseguito la cura. Dopo dieci mesi la ragazza è deceduta per necrosi epatica acuta. Il tribunale di Dolo ha riconosciuto la responsabilità dell’Asl per la colpa del suo medico”.

Non si può a questo punto non porsi delle domande. Non si può non pensare a cosa sarebbe successo se il medico avesse dato ascolto a Manuela, né se il Sistema Sanitario avesse preso maggiori precauzioni nell’inserire all’interno del cartellario dei farmaci un medicinale potenzialmente mortale. Né quanto peso abbiano sulla vita delle persone gli interessi delle multinazionali farmaceutiche. I genitori di Manuela in questo caso e con molta fatica hanno vinto, ma non riavranno mai indietro, purtroppo, la loro bambina.

(Foto: KJGarbutt)

1 COMMENTO

  1. Purtroppo le multinazionali tengono conto anche di qsti aspetti,calcolano infatti le perdite umane e le eventuali cause subite, ed estrapolano i loro tornacconti economici- Ecco xke’ e’ sempre meglio denunciare le negligenze e gli abusi- Solo affrontando le problematiche si puo’ sperare di migliorare il sistema. Ecco il grande merito dei genitori, che, in qsto caso, oltre ad avere giustizia, hanno potenzialmente salvato altre vite-

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