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Amianto: aumentano i casi di mesotelioma soprattutto in Lombardia

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Aumento di casi di mesotelioma pleurico (forma grave di cancro che colpisce il mesotelio) in Italia, dovuti a un’esposizione professionale all’amianto. L’aumento più significativo è stato registrato in Lombardia. Sono questi, in sintesi, i dati snocciolati dall’Ona (Osservatorio Nazionale Amianto), durante il convegno “Quale tutela per le vittime di amianto” che si è tenuto a Origgio (VA), lo scorso 30 ottobre e riportati da Il Fatto Quotidiano.

In dieci anni, in Lombardia, si sono verificati oltre 3.200 casi di mesotelioma pleurico, il 65% dei quali è avvenuto a causa di un’esposizione all’amianto di tipo professionale, misurata su un arco temporale medio di 28 anni. Di questi, 1.100 sono solo quelli registrati tra gli operai meccanici.

Il numero di alza a 3.844, se si aggiungono anche i casi considerati “probabili”, cioè in attesa di conferma.

Sul territorio nazionale ci sono tre milioni di metri cubi di eternit, anche se ad oggi manca una mappatura vera e propria della situazione e dei luoghi contaminati.

Così il presidente dell’Ona, Ezio Bonanni, spiega i dati: “La diffusione del mesotelioma in Lombardia è in continuo aumento, più che nel resto d’Italia. Mentre in quasi tutto il mondo civile i casi sono in diminuzione, da noi aumentano, e ciò perché non si fanno le bonifiche e non sono state adottate le misure di sicurezza per evitare l’esposizione ad esso. In Italia, inoltre, si è dismesso in ritardo l’utilizzo di tale materiale in edilizia”.

Nello specifico, secondo i dati presenti nel Registro Mesoteliomi della Lombardia (tredicesimo rapporto): “Nei maschi (2.528 casi) l’età mediana è pari a 69.8 anni (range 22.1-95.6), mentre nelle donne (1.316 casi) era 72.1 anni (range 38.3-95.6). Si riconferma una discreta quota (69 casi, pari all’1.8%) di mesoteliomi in soggetti relativamente giovani (età <45 anni). Tra questi è stata riconosciuta un’eziologia professionale per 20 soggetti, di cui 18 di sesso maschile; per 11 casi (5M e 6F) l’esposizione ad amianto è risultata ambientale; per 3 casi familiare; e per 2 casi extra-lavorativa. Nei rimanenti 33 soggetti (20M e 13F) non è stato possibile documentare una pregressa esposizione ad amianto”.

Dal convegno emerge inoltre che, considerato il lungo periodo di incubazione della malattia, il picco di mesoteliomi e patologie asbesto correlate all’esposizione da amianto è previsto tra il 2015 e il 2025. Per questo i coordinamenti Ona di Milano, Pavia e Cremona si stanno confrontando per fare sinergia e affrontare l’emergenza alle viste.

Il 2% delle persone si ammala perché i familiari sono stati a rischio amianto; il 3% per essere stato a contatto con il materiale per hobby. Si chiamano “esposizioni inconsapevoli”, ma sono comunque molto pericolose.

Si legge sul Fatto Quotidiano che “L’esame disaggregato dei dati proietta poi la Lombardia in cima alla graduatoria delle morti anche da esposizione indiretta. I ‘soliti sospetti’ sono l’edilizia (esposizione pari al 22%, sette punti percentuali in più della media nazionale), la metalmeccanica (11%, più 6%), il tessile (8%, più 2%)”.

Alla luce dei risultati evidenziati durante l’Assemblea pubblica che si è tenuta a Origgio, l’Osservatorio Nazionale Amianto ONLUS ha deciso di chiedere al Presidente della Regione Lombardia, Maroni, al Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e alle istituzioni locali di “affrontare il problema delle bonifiche nel territorio lombardo, preannunciando un’azione giudiziaria di risarcimento dei danni a carico dello Stato e della Regione, prima di tutto nell’interesse dei cittadini e poi dei cittadini/lavoratori esposti ad amianto presente nelle strutture pubbliche e nei luoghi di lavoro”.

(Foto: indymedia)

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