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Ambiente e tumori: se respirare può uccidere

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Da anni, gli studiosi stanno cercando di comprendere quali fattori possano influenzare la proliferazione delle cellule malate di tumore. Il cancro, infatti, è una malattia che affligge tantissime persone.

Ormai, sappiamo che esistono almeno 100 diversi tipi di tumore e che, ogni anno, questa malattia nelle sue diverse forme è capace di provocare milioni di vittime: nel solo 2012, i morti sono stati 8,2 milioni.

La prevenzione risulta tutt’ora la pratica più efficace per proteggersi da questo “mostro”: curando l’alimentazione, innanzitutto, e in secondo luogo, allontanandosi da tutti quei fattori che possono aumentarne i rischi. Anche i fattori ambientali.

Secondo alcune stime diffuse dall’Organizzazione Mondiale dalla Sanità e dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, sembra che la percentuale di tumori attribuibili all’esposizione ad agenti tossici ambientali sia compresa tra il 7% e il 19%. Nonostante questo, si conosce veramente ancora poco degli effetti che l’esposizione a specifiche sostanze inquinanti (o miscele tra più sostanze) presenti nell’aria può avere sull’aumento del rischio di tumori. Esistono diverse sostanze, non definite come cancerogene in base ai criteri stabiliti dalle agenzie per lo studio dei tumori, che potrebbero avere un ruolo nel loro sviluppo, interferendo con la funzionalità delle cellule.

A tal proposito, l’associazione non governativa “Getting to know cancerha lanciato il Progetto Halifax “Assessing the carcinogenic potential of low dose exposures to chemical mixtures in the environment”, finalizzato proprio a far luce sulla questione.

Così, 174 ricercatori provenienti da 28 paesi, tra cui anche italiani, hanno approfondito la relazione tra ambiente e cancro analizzando criticamente dati tossicologici pubblicati in letteratura. I risultati delle loro ricerche sono stati raccolti in 12 review pubblicate dalla rivista scientifica “Carcinogenesis” (Oxford University Press) in un numero speciale intitolato ‘Assessing the Carcinogenic Potential of Low Dose Exposures to Chemical Mixtures in the Environment’.

Il cancro è una malattia genetica delle cellule somatiche, che consiste in cambiamenti nei geni che controllano la funzionalità cellulare. Negli ultimi anni, grazie a degli studi effettuati in questo campo, sono state definite 10 alterazioni fondamentali nella fisiologia, a livello molecolare e cellulare, che dettano la crescita maligna e sono presenti nella maggior parte dei tumori.


Queste caratteristiche favoriscono la proliferazione delle cellule tumorali o ne impediscono la morte.

I ricercatori che hanno lavorato al progetto Halifax sono stati suddivisi in 12 gruppi di lavoro, ognuno con il compito di indagare uno degli undici caratteri biologici (hallmark) tipici dei tumori. L’ultimo gruppo ha invece condotto un’indagine trasversale. Gli studiosi hanno selezionato 85 agenti chimici diffusi nell’ambiente, non definiti cancerogeni per l’uomo, e hanno rivisitato la letteratura scientifica per cercare una connessione con i tumori.

I risultati sono poi stati pubblicati il 23 giugno scorso in una importante serie di rassegne raccolte in un numero speciale della rivista scientifica internazionale Carcinogenesis.

Delle 85 sostanze analizzate, si è scoperto che 50 sono in grado di interferire con i meccanismi che portano al cancro, anche alle bassi dosi presenti nell’ambiente. Più sostanze possono colpire uno stesso meccanismo, ma allo stesso tempo un’unica sostanza può colpire più meccanismi.

Tra le sostanze più pericolose e capaci di colpire più fattori insieme ci sono: il bisfenolo a, l’atrazina, un erbicida; il folpet, un funghicida usato in agricoltura; gli ftalati. Tutti prodotti diffusi nell’ambiente.

Il lavoro eseguito dal gruppo di studio mostra quanto questo campo sia ancora aperto. “Poiché ci sono evidenze che un’elevata percentuale dei tumori sia dovuta ad esposizioni ambientali non correlate allo stile di vita personale, i risultati del lavoro indicano quanto sia importante che questo settore di ricerca venga potenziato per ottenere nuove informazioni”, spiega la ricercatrice dell’Igm-Cnr. “Queste problematiche devono essere portate all’attenzione della comunità scientifica così da stimolare lo sviluppo e il finanziamento di progetti di ricerca, necessari per poter approfondire gli studi iniziati”.

(Foto: cancerhealercenter.com)

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