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Vitamina K: ecco i sintomi della sua carenza e come assumerla attraverso l’alimentazione

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vitamina k

Come abbiamo visto varie volte, le vitamine sono degli elementi essenziali per il corretto funzionamento del nostro organismo.

Oltre alle più note vitamine A, B, C e D, esistono altri gruppi vitaminici altrettanto importanti  e utili per la nostra salute. Tra questi, vi è la vitamina K.

In generale, questa vitamina assolve a due compiti principali all’interno del nostro corpo: la coagulazione del sangue e il funzionamento delle proteine che costituiscono e mantengono in salute le ossa.

La vitamina K, o naftochinone, è una vitamina liposolubile, facilmente assimilabile dal nostro organismo, attraverso una corretta alimentazione. Dopo l’assorbimento viene principalmente accumulata nel fegato e deve prima essere metabolizzata nella sua forma attiva idrochinonica per potere partecipare ai processi fisiologici in cui è coinvolta.

La carenza di vitamina K non è un fattore molto comune negli adulti, tuttavia, si possono verificare delle condizioni particolari che possono portare a una deficienza di questa sostanza nel nostro corpo.

Situazioni del genere possono provocare osteoporosi, emorragie nasali, difficoltà nella cicatrizzazione.

Il deficit di vitamina K può verificarsi in persone soggette a malnutrizione cronica, insufficienza epatica,  affette da colite ulcerosa, celiachia o altre condizioni che limitano la capacità di assorbimento delle vitamine. Anche lunghe terapie a base di antibiotici possono ridurre i livelli di vitamina K nell’organismo, o ancora l’assunzione di anticoagulanti, anticonvulsivanti.

I sintomi di una carenza di vitamina k nell’organismo sono legati principalmente a emorragie. Si è facilmente soggetti a ecchimosi o al sanguinamento delle mucose, mestruazioni molto abbondanti, presenza di sangue nelle feci o nelle urine.

I neonati sono molto sensibili alla carenza di vitamina K, in quanto il latte materno non ne contiene abbastanza: spesso, infatti, può capitare che dopo la nascita venga fornito loro un apporto di tale sostanza.




Come abbiamo detto all’inizio del nostro articolo, la vitamina K può essere facilmente integrata attraverso l’alimentazione. I cibi in cui si trova maggiormente sono:

Ortaggi a foglia verde (spinaci, lattuga, rucola, crescione, asparagi, broccoli, cavoli, cavolfiore, piselli)

  • Fagioli
  • Cime di rapa
  • Radicchio
  • Barbabietola
  • Alga wakame
  • Olio di soia
  • Olive
  • Crusca
  • Pasta integrale
  • Tè verde

La cottura non rimuove quantità significative di vitamina K da questi alimenti.

Interazioni con i farmaci

Una parola in più bisogna spenderla per i farmaci anticoagulanti. Questi farmaci, infatti, sono antagonisti della vitamina K. Il loro compito è evitare la coagulazione del sangue, per scongiurare il rischio che vengano a formarsi trombi, soprattutto dopo un intervento. Vengono adoperati anche nella profilassi e nel trattamento della trombosi venosa profonda, dell’ embolia polmonare e della tromboembolia arteriosa.

In questi casi, dunque, l’assunzione di vitamina K potrebbe fungere da “antidoto naturale” al farmaco, vanificandone l’effetto e aumentando il rischio trombotico.

(Foto: bitemywordsdotcom)

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