Home Alimentazione e Salute Polli al cloro e carne agli ormoni dagli USA all’Europa: i rischi...

Polli al cloro e carne agli ormoni dagli USA all’Europa: i rischi del TTIP

585
0
CONDIVIDI

In questi giorni, si sta sentendo molto parlare del TTIP, Transatlantic Trade and Investment Partnership, l’accordo per facilitare gli scambi economici tra Europa e Stati Uniti. In ben 704 città presenti in tutto il mondo, le persone sono scese in piazza per protestare contro l’intesa.

Il TTIP è un accordo di cui si parla dal 2013, anno di avvio delle trattative, giunte ormai all’ottavo round di negoziazioni.  La fase di studio dovrebbe essere finita ed è stata intrapresa la strada che potrebbe presto portare alla conclusione di un accordo che i cittadini sembrano non volere. In sintesi, l’intesa è infatti volta a far circolare le merci più facilmente, senza le barriere che i tecnici definiscono “non tariffarie”, ovvero quei controlli e leggi che bloccano l’importazione di alcuni prodotti tra Europa e Usa. Una cosa che fa storcere il naso a più di una persona, visti i rischi in termini di qualità e sicurezza alimentare che l’Europa, e quindi anche l’Italia, potrebbe correre se questo accordo fosse firmato.

Secondo il Guardian, “Quando il 92% di coloro che sono coinvolti nelle trattative sono lobbisti, i consumatori hanno tutte le ragioni di sospettare che a beneficiare del TTIP saranno soprattutto le grandi corporation, a scapito della democrazia”.

Tra gli obiettivi dell’accordo, infatti, c’è anche la possibilità di uniformare le regole sui controlli delle filiere, sui sistemi di allevamento, sugli ormoni nei mangimi, sull’utilizzo di prodotti chimici nel trattamento delle carni e non solo. E proprio qui si inserisce il discorso sui polli.

Il rischio è infatti che anche nell’Unione Europea arrivino cibi attualmente vietati dalle normative vigenti. Tra le perplessità c’è anche l’idea che gli Usa potrebbero usare l’accordo per imporre ai nostri mercati il “pollo al cloro” e la carne con gli ormoni.

pollo al cloro

America ed Europa, infatti, impongono agli allevamenti avicoli standard igienici e sanitari molto diversi. E nonostante Paolo De Castro, eurodeputato del Pd e responsabile della trattativa in merito al settore agricolo abbia assicurato che “non ci sarà alcuna modifica delle regole europee sulla sicurezza del cibo. Non cambierà il nostro principio di precauzione“, le perplessità restano. Tanto che le proteste di consumatori e ambientalisti non hanno fatto altro che aumentare in quest’ultimo periodo.

Secondo Tiziana Beghin, capo delegazione del Movimento 5 Stelle in Europa: “Questo trattato viene spacciato come la soluzione di tutti i mali persino alla crisi. Ma gli stati europei non stanno affatto avendo problemi commerciali. Ci dicono che questo accordo farà aumentare le esportazioni di alcuni prodotti, tipo i prosciutti. Vogliamo vedere quante aziende italiane ne beneficerebbero davvero? È piuttosto vero che chi acquisterà, lo farà scegliendo il prodotto economicamente più vantaggioso a discapito della qualità. Negli anni’ 90 in Messico con il trattato di libero scambio si promettevano più di 500 mila nuovi posti di lavoro. Sapete com’è andata a finire? Un milione di posti di lavoro persi negli Stati Uniti e due milioni di imprenditori agricoli locali in meno, spazzati via dall’arrivo delle grandi multinazionali americane“.

Una soluzione che avvantaggerebbe solo le lobby americane in pratica, penalizzando le piccole aziende che non saranno in grado di competere con le multinazionali.

Ma torniamo ai rischi che il TTIP potrebbe avere introducendo alimenti fino adesso vietati. Come evidenzia Il Fatto Alimentare, che bene spiega la situazione, nella sua risposta all’interrogazione dell’eurodeputata Marta Bizzotto, il commissario Vytenis Andriukaitis ha dichiarato che “il divieto dell’uso di antibiotici come promotori della crescita nell’alimentazione degli animali in tutta l’UE è entrato in vigore il primo gennaio 2006. Sebbene l’utilizzo di tali prodotti continui in alcuni paesi terzi, gli alimenti così prodotti possono essere importati nell’UE soltanto se è possibile dimostrare che non vi sono conseguenze sulla sicurezza alimentare. Gli animali e i prodotti importati nell’UE devono rispettare le prescrizioni dell’Unione sull’assenza di residui di antibiotici e di altre sostanze”.


Eppure, evidenzia il sito, è impensabile che dagli Stati Uniti arrivino cosce o petti di pollo non trattati con antibiotici, visto negli Usa le regole sono meno restrittive e prevedono l’impiego regolare e su vasta scala di antibiotici come nitrofurani e biochina. Modalità di allevamento e controlli sono diversi: in Europa, l’unica sostanza ammessa per il lavaggio delle carcasse è l’acqua potabile, negli Stati Uniti, invece, i polli vengono lavati in soluzioni a base di cloro (candeggina diluita). Ma chi controllerà cosa, visto che l’acqua di cloro per lavare le carcasse non lascia tracce?

I laboratori di analisi, infatti, non sono in grado di identificare i polli allevati con antibiotici, visto che i farmaci sono eliminati con le feci e non lasciano tracce. Stesso discorso si può fare per il lavaggio con candeggina. Come sarà possibile quindi riconoscere le carni trattate secondo gli standard Usa che in Europa sono vietati? Come sarà possibile quindi difendere un prodotto europeo, italiano, da una carne scadente e a prezzo inferiore?

Certo, l’etichetta riporta l’origine delle carni, ma cosa dire di tutta quella carne utilizzata nei ripieni, nei wurstel o nei piatti pronti?

In tema di sicurezza alimentare, l’Europa, in questi ultimi anni, ha raggiunto con fatica dei buoni risultati. Il Ttip rischia di vanificare questi sforzi.

Online esiste una petizione che, ad oggi, ha raggiunto oltre 1 milione e 700 mila firme. Ecco l’indirizzo a cui potete firmare per fermare il TTIP: https://stop-ttip.org/sign/?noredirect=en_GB

(Foto in evidenza: simigreenacres; foto interna: beuc.eu)

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here