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Nella riserva Navajo tasse sui junk food per finanziare la coltivazione di frutta e verdura

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Tassa sui junk food nella riserva navajo

Combattere il consumo di junk food e favorire i progetti educativi. Ecco la proposta attuata nella riserva Navajo

A partire dal primo aprile di quest’anno, nella riserva Navajo, conosciuta anche come Nazione Navajo, i junk food saranno tassati. Così, una comunità di circa 250 mila persone ha pensato di scoraggiare il consumo di cibo e bevande spazzatura. Il ricavato, poi, sarà reinvestito in programmi di educazione alla salute e in progetti per rendere più accessibile il cibo vero.

Perché i Navajo consumano così tanto junk food

La Riserva Navajo è una riserva indiana a cavallo degli Stati dell’Arizona, Nuovo Messico e Utah, a Sud-Ovest degli Stati Uniti. Qui, trovare del “cibo vero”, prodotti freschi e sani non è molto semplice.

Sembra infatti che molti Navajo, intervistati nel 2012, abbiano affermato di dover spostarsi al di fuori della riserva per acquistare generi alimentari; alcuni hanno detto di arrivare a guidare anche fino a 240 chilometri andata e ritorno per comprare verdure e carne. Ecco allora la proposta di introdurre una tassa sui junk food.

La proposta di tassazione

La nuova tassa sarà imposta su alimenti con un basso o nessun valore nutritivo: questi costeranno il 2% in più del prezzo originario, che in aggiunta al 5% standard di imposta sulle vendite arriva quindi a un totale del 7%. Si stima che dolci, patatine, bibite, cibi fritti e bevande zuccherate  potrebbero generare circa un milione di dollari all’anno, producendo un gettito fiscale che sarà utilizzato per finanziare serre, corsi di cucina sana, orti comunitari e mercati, oltre naturalmente a iniziative per promuovere la salute.

Nel mese di dicembre, Berkeley, in California, è diventata la prima città degli Stati Uniti tassare le bevande gassate. Il provvedimento che il Consiglio dei Navajo ha trasformato in legge nel novembre 2014 va però oltre: è infatti la prima legge che tassa contemporaneamente bevande zuccherate e snack, dolci e salati.

Questa Nazione consta di un territorio di 27.000 chilometri quadrati dove il tasso di disoccupazione 42 per cento. Quasi il 10% dei residenti soffre di diabete; il 30%, invece, è pre-diabetico.


La difficoltà di reperire cibo sano

Il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti ha classificato Nazione dei Navajo come una zona particolarmente ostica per trovare cibo. Qui, infatti, gli alimenti trasformati sono maggiormente disponibili rispetto a frutta e verdura fresca. Basti pensare che il 90% dell’inventario dei negozi locali è costituito da cibi malsani. In tutta la riserva, sono solo 10 i negozi che garantiscono un servizio alimentare completo.

L’idea di inserire una tassa su soda e junk-food è nata quattro anni fa. A quel tempo, Denisa Livingston, portavoce della DCAA e sostenitrice della salute della comunità Navajo, voleva trovare un modo per raccogliere fondi per programmi di salute e benessere, attirando l’attenzione anche su quanto fosse difficile acquistare del cibo sano. Ora un modo è stato trovato: soltanto il tempo potrà dire se ha funzionato.

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