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Alimentazione bio: se il web marketing alimenta l’obesità

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Obesità infantile e web marketing: una relazione oscura

Il web utilizzato dalle multinazionali per attentare alla salute dei bambini. Allerta di OMS, internet usato per promuovere il junk food a dispetto dei rischi d’obesità.

Tutti sappiamo quanti sono i pericoli che i bambini corrono sul web. Pedofilia, cyberbullismo, dipendenza dalla tecnologia. L’Oms, Organizzazione mondiale della Sanità, ne denuncia uno che sta sfuggendo anche ai genitori più attenti. Stiamo parlando delle campagne di marketing che le aziende produttrici di cibo spazzatura, il cosiddetto junk food, rivolgono ai bambini. «Ci sono prove che legano il marketing digitale all’obesità di bambini e adolescenti», scrive l’Oms.

Obesità e social, lo studio irlandese

Per confermare la sua tesi, l’Oms riprende uno studio fatto in Irlanda su utenti Facebook di 13-14 anni. Cosa è venuto fuori? I 18 marchi che riescono ad attrarre più la loro attenzione via social sono proprio quelli di aziende che vendono bevande gasate, fast food, gelati, dolciumi e snack salati.

La tattica che usano è subdola per davvero: puntare al divertimento per portare i ragazzi nella loro trappola.

Obesità tra ragazzi: un problema serio in Europa

Secondo i dati dell’Oms, il 25% dei bambini europei in età prescolare è in sovrappeso o ha problemi di obesità. Un problema ancora più grave se si considera che il 60% finirà per restare in sovrappeso anche in età adulta. Con tutti i rischi che questo comporta in termini di malattie cardiovascolari, diabete e cancro.

Per questo l’Oms chiede agli Stati di attuare degli interventi concreti per impedire alle multinazionali di avere un così facile accesso alla vita dei ragazzi sul web. Aziende che hanno un impatto tale da condizionare le loro abitudini alimentari: «Ci vogliono leggi serie per proteggere i bambini anche online», è la richiesta dell’organizzazione.

Il problema: l’assenza di regole in materia

Il mondo digitale è ancora un terreno vergine dove manca una regolamentazione efficace. Ad oggi, le tutele sul marketing verso i bambini sono tutte orientate al mondo offline. Nel frattempo però l’online è diventato una sorta di “Cavallo di Troia”, per chi vuole fare promozione selvaggia sui bambini.

E non si tratta solo delle pubblicità dirette. Ci sono meccanismi che sfuggono al controllo dei genitori, come i giochi che hanno come protagonisti bevande zuccherate o cioccolatini, oppure come la geolocalizzazione che consente alle aziende di attrarre i ragazzi e portarli dall’online direttamente nei loro negozi a consumare.




«Il marketing è una scappatoia per chi lo opera», spiega l’Oms che chiede di imporre regole ferree su Internet per impedire la pubblicità di alimenti che possono attentare alla salute dei bambini.

Foto: Elisa Azzali

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