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Mela biologica “cerata”? Bufala creata ad arte per danneggiare il settore

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Una mela biologica cerata? No, solo una bufala...

La mela biologica “cerata”? “Si tratta di una bufala”, spiegano Federbio e Fatto Alimentare.

Da qualche tempo sta circolando sul web un video che mostra una sostanza bianca, presumibilmente della cera, grattata via da una mela biologica. Nel video, si mostra poi mentre prende fuoco. La persona ripresa afferma che “emana un odore strano”, come di paraffina.

Su questo episodio, in questi giorni, hanno sentito la necessità di esprimere il loro giudizio Federbio e il Fatto Alimentare. I chiarimenti nascono principalmente dalla necessità di porre fine a delle polemiche, infondate, che penalizzano il settore dei prodotti biologici. Ecco cosa è successo in realtà.

Mela biologica cerata? Il video che smentisce tutto

In particolare, FederBio ha emesso un comunicato in cui spiega la ragione della presenza di quella “strana” cera sulla buccia delle mele.

Per fare chiarezza, spiega la federazione, si è deciso di pubblicare un filmato realizzato dalla VI.P, l’associazione delle cooperative ortofrutticole della Val Venosta – reparto bio. Nel filmato, un operatore ripete il test su una mela Gala biologica (il filmato è disponibile a questo link).

cera alimentare

Le scaglie di cera che si ottengono raschiando la buccia della mela biologica sono di origine naturale. È il frutto stesso che produce questo strato ceroso. È necessario per proteggersi dagli agenti atmosferici, da attacchi fungini o da altri parassiti.

Quando lo strato viene strofinato, come succede con qualsiasi altra cera, è normale che la mela diventi lucida.

La smentita anche dalla Regione Lombardia

A confermale l’origine naturale del fenomeno contribuisce anche una scheda tecnica diffusa dal sito della Regione Lombardia, dove si apprende che “la lucentezza di alcuni frutti non deve indurre in inganno: non è legata a particolari trattamenti chimici, ma è un fenomeno naturale, dovuto al fatto che, per proteggersi dagli agenti atmosferici, i frutti producono delle cere naturali, con le quali ricoprono la buccia. Queste cere, se strofinate contro una superficie morbida… si lucidano, proprio come la cera che si dà ai pavimenti”.


Come spiega infine Il Fatto Alimentare:

La produzione di cera riguarda, ovviamente, sia le mele biologiche che quelle convenzionali. Nel video, però, pur senza alcuna prova, si sostiene che non si tratterebbe della cera naturalmente prodotta dalla mela, ma di una non meglio identificata sostanza artificiale applicata sulla sua superficie. Dato che in agricoltura biologica non è ammesso l’utilizzo di cere sulle mele (nemmeno delle innocue cera d’api o cera carnauba), anche se il fatto non ci era stato formalizzato come reclamo, come tale l’abbiamo gestito.

Abbiamo tracciato il lotto di prodotto e coinvolto gli organismi di controllo dell’azienda agricola (di Verzuolo, in provincia di Cuneo) e del confezionatore (nell’hinterland milanese): neppure dispongono dell’attrezzatura per la ceratura. Presso le due imprese non sono state rilevate non conformità, così come nel passato.

Abbiamo chiesto anche la collaborazione della VIP, l’associazione delle cooperative ortofrutticole della Val Venosta (Alto Adige), che gentilmente ha ripetuto l’esperimento, documentandocelo con un altro filmato: raschiando mele Royal Gala (sicuramente non cerate, sicuramente biologiche) prelevate dai loro magazzini frigoriferi, si ottiene una quantità e un tipo di cera – del tutto naturale, autoprodotta dalla mela – analoghi a quelli che appaiono nel primo filmato”.

Internet può essere uno strumento utile, potente. Se usato, però, con i giusti criteri.

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