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Dna umano in hot dog e carne di maiale in prodotti vegetariani. Lo studio shock

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Sono passati pochi giorni da quando l’Oms ha inserito la carne trasformata nel gruppo 1 degli alimenti cancerogeni. Una notizia che ha suscitato un acceso dibattito sul web.

Consumare meno carne (o anche non consumarne per niente) è comunque non solo una scelta utile alla salute, ma anche all’ambiente. Gli allevamenti intensivi, infatti, sono una delle maggiori cause di spreco di risorse della natura. Questa è una delle ragioni che porta diverse persone a scegliere di adottare una dieta vegetariana, più sostenibile e più sana. Ma quanto i vegetariani sono al sicuro dalle manipolazioni dell’industria alimentare?

Ecco una notizia che ha dell’incredibile e che dovrebbe spingerci ad aprire ancora di più gli occhi quando acquistiamo gli alimenti, anche quelli per vegetariani.

Secondo il laboratorio di analisi Clear Foods, all’interno di un hot dog vegetariano su 3 c’è della carne di maiale. Ma non è tutto. I ricercatori hanno anche scoperto che alcuni hot dog contengono DNA umano.

Questo non significa certamente che carne umana è stata mescolata a carne di maiale per realizzare gli hot dog, è più un indizio preoccupante sulle condizioni igieniche dei processi di lavorazione dei prodotti, visto che il DNA umano può essere ricollegato a fluidi, unghie o capelli.

Clear Foods è un’organizzazione specializzata in tecnologia genomica. Per la ricerca, i laboratori hanno analizzato 345 hot dog e salsicce appartenenti a 75 marchi venduti da 10 diversi rivenditori di generi alimentari in America.




Dai test è risultato che, sui campioni analizzati, il 10% degli hot dog vegetariani conteneva carne e il 14,4% di tutti gli hot dog (vegetariani e non) presentava invece problemi igienici, cioè che un “contaminante non nocivo” era presente nel prodotto, o ingredienti non indicati in etichetta.

Ad esempio, pollo, manzo, tacchino e agnello sono apparsi dove non avrebbero dovuto.

Il rapporto sottolinea anche che la carne di maiale è un sostituto particolarmente sgradito in tutti gli alimenti, anche perché è una presa in giro per tutti quei consumatori che scelgono di evitare il suino, magari per ragioni religiose o di salute. E invece la carne suina è risultata ​​erroneamente presente nel 3% dei campioni analizzati, soprattutto nelle salsicce di pollo e tacchino.

Melinda Wilkins, docente presso la Michigan State University e specializzata in sicurezza alimentare, ha commentato alla CNN il rapporto, spiegando che l’analisi genetica dei prodotti consente di rilevare quantità anche molto piccole di DNA che non dovrebbero essere lì, come quello umano ad esempio. Il contenuto potrebbe riguardare anche sole poche cellule.

Lo studio è stato condotto in America e non in Italia e questo potrebbe farci tirare un sospiro di sollievo. Sempre meglio, però, tenere gli occhi aperti e affidarsi a prodotti sani, certificati e sicuri. Soprattutto per non farsi prendere in giro.

(Foto: TheCulinaryGeek)

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