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Consumiamo 61 kg di soia ogni anno. Il 93% senza saperlo

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Quanta soia consumiamo ogni giorno? Se pensate che il quantitativo di soia sia limitato solamente agli alimenti che consapevolmente scegliamo, vi state sbagliando.

Un nuovo rapporto commissionato dal WWF ha infatti rivelato che ognuno di noi, anche se non lo sa, assume la sua quantità di soia giornaliera, attraverso il consumo di carne, uova e prodotti lattiero-caseari. Si parla di 61 kg pro capite annuali solo nell’Unione Europea. Il 93% di questo consumo è “indiretto”, ovvero collegato ai mangimi adoperati per l’allevamento degli animali.

I dati sono stati riportati in una simpatica infografica interattiva, attraverso cui ogni cittadino può scoprire quanta soia consuma al giorno.

La quantità maggiore risulta così essere contenuta nel pollo (109 grammi per ogni 100 grammi di prodotto). Seguono le uova, i tranci di salmone, le braciole di maiale, gli hamburger e il formaggio.

La soia a cui fa riferimento il rapporto del WWF è soia Ogm, proprio quella utilizzata per la produzione di mangimi e la cui coltivazione intensiva sta mettendo a rischio l’ambiente.

La produzione di soia, infatti, ha subito negli ultimi 20 anni un boom: si è passati da 130 milioni di tonnellate del 1996 a 514 nel 2014. La soia viene coltivata soprattutto in Sudafrica, Brasile, Uruguay, Paraguay, Argentina, Cile, Bolivia, Costa Rica, Messico, Stati Uniti e Canada. Queste  terre producono nel complesso l’85% del raccolto mondiale.

Ma la soia non è contenuta solamente nei mangimi. La farina ottenuta dopo l’estrazione dell’olio, ad esempio, viene utilizzata per migliorare la friabilità del 90% dei prodotti da forno. In più, i concentrati di proteine sono aggiunti agli alimenti a base di carne, come i ripieni dei tortellini, e in alcuni casi la soia è anche aggiunta in alcuni prodotti per aumentare il volume e renderli più soffici (gelati) e in quelli per celiaci al posto delle proteine del grano (glutine). La lecitina di soia, in particolare, è un ingrediente molto presente in cioccolato, snack, dessert e merendine.


Il Fatto Alimentare ha scritto a tal proposito un elenco di prodotti che possono contenere soia, o derivati, senza che ce ne accorgiamo. E sono veramente tanti.

Il problema legato al consumo di tutta questa soia nascosta è la sostenibilità del prodotto. Come spiega il WWF: “La rapida crescita della domanda di soia destinata all’alimentazione animale è un fattore chiave che sta causando la distruzione di significative porzioni di foreste, savane e praterie, tra cui l’Amazzonia, il Cerrado, la Foresta Atlantica, la Foresta Chaco e Chiquitano che coprono la maggior parte di Brasile, Argentina, Bolivia e Paraguay e le praterie del Nord America, e sta aumentando la vulnerabilità di specie come il giaguaro, il formichiere gigante, l’armadillo e l’ara macao“.

Un uso consapevole di questo prodotto può portare i consumatori a scegliere soia certificata, proveniente da coltivazioni sostenibili. Consumare invece un ingrediente nascosto può portare ad assumere soia potenzialmente Ogm o legata alla distruzione dell’ambiente, senza saperlo. Un problema che interesserebbe soprattutto chi consuma prodotti di origine animale, provenienti da allevamenti intensivi.

Ecco perché una delle richieste del WWF è quella che le aziende europee che acquistano soia o prodotti derivati da animali allevati con soia decidano di rifornirsi soltanto di ingredienti coltivati in modo responsabile oppure di soia biologica. Attraverso il ‘frigo virtuale’ il WWF invita i consumatori europei ad agire e a contattare direttamente i propri supermercati preferiti, i fast food e le aziende per chiedere loro di rifornirsi esclusivamente di soia responsabile, ossia quella prodotta secondo gli standard della Round Table for Responsible Soy, oppure, dove si preferisca la soia non OGM, secondo gli schemi della RTRS-non GM o ProTerra. Il WWF inoltre consiglia di non consumare proteine animali in quantità superiori a quelle indicate dalle linee guida nazionali per una sana alimentazione.

(Foto: eatrightchicago.org)

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